fondazione Mida

Giovedì 06 Agosto 2020 14:14

TERREMOTO 20+20. RICORDARE PER RICOSTRUIRE

A quarant'anni dal terremoto del 1980, in tempi di nuova e diversa emergenza, abbiamo il dovere di commemorare la tragedia e il diritto di interrogarci su cosa è successo. Per farlo è necessario approfondire, scavare tra le macerie invisibili rimaste in tanti anni di doposisma. Ricostruire non vuol dire solo sanare le ferite fisiche e materiali dei luoghi terremotati o di un sistema economico in difficoltà ma anche pensare alle comunità, al sentimento dei luoghi, alla felicità interna lorda. L’Osservatorio sul Doposisma ha prodotto dal 2010 a oggi vari rapporti di ricerca, convegni, festival, concorsi creativi ed eventi, cercando di mettere in pratica la visione prospettica del futuro affondandola nelle radici di speranza emerse dalle macerie del 1980.

 

INDICE

 

Presentazione di Rosa D’Amelio, Presidente del Consiglio Regionale della Campania

 

Introduzione, di Antonello Caporale, giornalista del Fatto Quotidiano e ideatore dell’Osservatorio sul Doposisma

Parte 1

 

CAPITOLO 1. Terremoti e gestione delle emergenze. L’esperienza del 1980, di Stefano Ventura;

 

CAPITOLO 2. Oltre l’Atlantico. Terremotati, migranti, Italian-Americans a New York, di Manuela Cavalieri

CAPITOLO 3. La cattiva ricostruzione. Da dove ripartire dopo quarant'anni? di Simone Valitutto

 

CAPITOLO 4. Passarono gli anni e il nuovo non venne. Dopo il terremoto, le fabbriche, di Pietro Simonetti e Stefano Ventura

 

CAPITOLO 5. Etnografia di una ricostruzione. Fiducia e mutamenti sociali in una comunità irpina di Teresa Caruso

CAPITOLO 6. Rischio sismico, prevenzione e gestione dell’emergenza. Aspetti normativi e tecnico-amministrativi, di Raffaele Tarateta

Parte 2.

 

CAPITOLO 7. Il CERVENE (Centro Regionale di Riferimento Veterinario per le emergenze non epidemiche), presentazione e attività, di Raffaele Bove - Salvatore Medici

 

CAPITOLO 8. La nascita della disastrologia veterinaria e l’esperienza di Adriano Mantovani, di Raffaele Bove e Nicola Amabile

 

 

Postfazione. Osservare il doposisma

 

Appendice fotografica

 

Il libro è disponibile al MIDA STORE alle Grotte di Pertosa e Auletta e presto sarà disponibile sui principali bookstore per l'acquisto online.

 

PER INFORMAZIONI:

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Pubblicato in Chi Siamo
Lunedì 26 Marzo 2012 17:30

Barca: investimenti e idee per il Sud

Proponiamo qui un'intervista al ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, curata da Antonello Caporale e pubblicata oggi su Repubblica - Affari e Finanza.

Barca sarà tra gli ospiti della tavola rotonda sul Sud che l'Osservatorio sul Doposisma e la fondazione MIDA hanno organizzato per il prossimo 15 aprile a Pertosa, in occasione del workshop finale del concorso di idee "Co/Auletta. Le tue idee abitano qui".

 

BARCA: "NEL SUD 3,5 MILIARDI DI INVESTIMENTI ENTRO L'ANNO"

Il ministro della coesione territoriale sui ritardi del mezzogiorno: "Per ignavia è stato speso appena il 20% dei 40 miliardi dei fondi comunitari dei fondi per le regioni meridionali stanziati per il periodo 2007 - 2013".

Nel suo programma la priorità a scuole e ferrovie.

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"Destabilizzare il Sud, il suo endemico equilibrio tra clientela e rendita parassitaria, liberare energie intellettuali e imprenditoriali con un conflitto di idee anche duro ma vivo, partecipe. Non un rito, il solito che si conosce. E non un euro se non ci sono idee ma solo palmi di mano che si tendono nel segno dell'elemosina"

Il sud dell'Italia ha bisogno di essere shakerato dice Fabrizio Barca a cui Mario Monti ha affidato un tema di faticosa illustrazione: la coesione territoriale. Il mondo cambia veloce e il ministro, talentuoso figlio della pubblica amministrazione, si ritrova seduto nella stanza nella quale, con ben altri propositi, ha sostato anche Umberto Bossi.

Ministro, intanto il premier l'ha mandata a L'Aquila a tentare di dare una speranza a quella città e una logica ai soldi da spendere. L'Aquila è a sud o è a nord?

"Direi sud, il territorio non marittimo dell'Abruzzo è afflitto dalla secolare convinzione che lo Stato abbia due facce: quella centrale, romana, come entità di pura erogazione d'aiuti, un benefattore cieco e assente dal tuo destino, e quella locale, divoratrice di risorse, da cui bisogna diffidare (dopo essersela fatta amica naturalmente), sempre e comunque"

L'Aquila ha fatto i conti prima con il terremoto e poi con i tremori dei suoi dirigenti: molte parole e poche idee, molte proteste e poca energia

"Bisogna sbrogliare la matassa legislativa, alleggerire la somma di norme  e cavilli che bloccano la ricostruzione e soprattutto intaccare il monopolio dei professionisti locali. Se si liberano energie positive si libera L'Aquila dalla sua afflizione e si inizia finalmente a prendere la cazzuola in mano"

Trova il modo di spiegare agli amministratori meridionali che i soldi a volte affamano?

"Senza una strategia culturale prima che politica ed economica gli investimenti non producono benessere, alimentano i soliti canali. I fondi Mezzogiorno 2007 - 2013 ammontavano a circa 40 miliardi di euro"

Spesi?

"E qui viene il dispiacere: siamo al 20 per cento delle risorse disponibili"

Ma com'è possibile, si è fatto un'idea delle ragioni di questa ignavia primordiale?

"La mia idea è che non basta stanziare soldi, bisogna essere vicini ai destinatari di quei fondi. Invece Roma e Bruxelles hanno firmato l'assegno e girato le spalle, impegnati in faccende più serie e fatto intendere che quei finanziamenti forse sarebbero stati revocati, deviati, rimodulati. Il pensiero che insomma non era tutto oro che luccicasse ha mietuto vittime e ucciso la speranza. A questo aggiunga che la leadership politica meridionale è ancora sotto di una modestia significativa"

Lei ha meno di un anno per far vedere cosa sa fare. In un anno cosa riuscirà a spendere e come?

"Tre miliardi e mezzo di euro. Non sono molti, ma abbastanza per segnare l'inversione"

Il primo miliardo lo dà alla scuola

"Ecco, si fermi un attimo: il primo miliardo va alla scuola perché il mondo della scuola ha promosso una rete di intelligenze, di dirigenti capaci che sono pronti, hanno una visione, conoscono la necessità e i destini delle risorse. Per questo dico che senza le idee i soldi non servono"

Le idee sulla scuola

"Formazione, qualità dell'insegnamento, nuova proposizione del sapere, dignità dell'habitat. Ho bisogno che i diciassettenni e i diciottenni di Enna e di Bitonto, di Matera e di Reggio Calabria godano di un pacchetto supplementare di istruzione. Gli facciamo imparare bene l'inglese, li facciamo viaggiare. Gli diamo supporto e allungamento dell'orario scolastico, gli insegniamo meglio e più a lungo greco e latino. Gli coloriamo la scuola, la facciamo divenire più bella, confortevole, gradevole. Non solo le aule digitali ma il complesso dei muri deve divenire decente, deve mandare un messaggio di speranza e di ripresa"

Quando inzia a spendere il miliardo?

"Circa un terzo se ne va via quest'anno, due terzi l'anno prossimo. Sono 500 scuole. Sono tante ma ce la faremo"

Faccia anche le ferrovie per mandare i ragazzi a scuola

"Un miliardo e mezzo liberato. A sud di Salerno, fino a Reggio, ad est fino a Bari. Poi la dorsale jonica. Questi sono impegni di spesa (il totale fa sette miliardi) decisi, validati, possibili"

Che siano impegni decisi non c'è alcun dubbio. Il problema è quando li vedremo convertiti in buone azioni

"In dieci anni vedrà tutte le ferrovie realizzate. Ma da subito saprà quale tratto relizziamo entro il 2012, quale nel 2013. Quale opera si concluderà domani, quale altra dopodomani"

Bisogna essere ottimisti, ma non c'è ragione sufficiente

"All'interno del rumore antico delle compensazioni solite, dei soliti crediti d'imposta, dell'identica forma di raccolta delle risorse, c'è un nucleo imprenditoriale, umano e culturale che parla una lingua nuova e diversa. A Napoli mi chiedono di rompere i monopoli, a Barletta gli industriali hanno visioni chiare e avanzano richieste possibili. Noi dobbiamo fare in modo che il bene collettivo, il bene comune abbia un senso comune, sia sulla bocca di tutti"

C'è bisogno di shakerarlo un po' questo Sud

"Agitarlo un pochino come quei drink. Fargli cambiare idea, imporgli un passo diverso. Ma c'è Sud e Sud. C'è la Lucania che va forte e la Calabria che patisce. Ci sono zone del ragusano dove l'assistenza per la terza età è a livelli formidabili e il campo della tutela dell'infanzia e della vecchiaia, i due poli della vita, è arato. E poi la nuova formazione: ci sono 500 milioni di euro. Altri soldi che spenderemo presto"

Presto, e possibilmente bene

"Bisogna giungere a modelli efficienti di comunicazione e controllo popolare. Con una parola grossa: democrazia partecipata"

Il Sud si può redimere?

"A Sud dell'Italia vive un terzo della popolazione ma si produce un quarto del Pil nazionale e un decimo dei beni esportati. Significa che questa recessione peserà ancora e di più sulle spalle già fragili di questa parte del Paese. Non c'è altra possibilità che cambiare assetto di marcia e modo di pensare"

Dammi un'dea e io ti do i soldi

"I soldi vengono alla fine. Dimmi cosa ne vuoi fare e in quanto tempo li vuoi spendere. Raccontami della tua filiera produttiva, e ce ne sono alcune di vera eccellenza, e convincimi che il tuo proposito è dentro la logica del bene comune"

Familismo amorale, scriveva Banfield

"Se riusciamo a innestare un conflitto positivo, ampliare la base dell'elaborazione progettuale, dare schemi e offrire realtà che possano essere emulate, romperemo i tanti monopoli locali, i feudi che si elevano grazie al malgoverno. C'è bisogno di mobilità del pensiero, di dare potere alla conoscenza e gambe ai talenti del Sud".

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Da: la Repubblica - Affari e Finanza, 26 marzo 2012 pag 3

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Chi è Fabrizio Barca

Pubblicato in Attualità

Lunedì 20 febbraio, ore 16 e 30

Circolo della Stampa, (palazzo della Prefettura)

Avellino

Presentazione del rapporto 2011 dell'Osservatorio sul Doposisma

 

scaricabile qui

(clicca)

Pubblicato in Eventi

La fabbrica del terremoto. Come i soldi affamano il Sud

 

L’Osservatorio permanente sul Doposisma è nato per stimolare discussione attraverso i dati, le fonti e le indicazioni che provengono dalla ricerca applicata. Lo ha fatto lo scorso anno con “Le macerie invisibili” di 30 anni di terremoti italiani, lo fa quest’anno indagando “La fabbrica del terremoto”.

Il nuovo filone di indagine ha preso in esame i condizionamenti e le dinamiche innescate nelle aree terremotate dall’intervento di sviluppo industriale programmato nella legge di ricostruzione (la 219/81) e cosa accade dopo un disastro a livello macroeconomico comparando diversi esempi internazionali. Una parte del progetto, realizzata da Lucia Lorenzoni e Nicola Zambli, è stata affidata all’Area Ricerche della Banca Monte dei Paschi di Siena; alle industrie del dopo terremoto in Campania e in Basilicata è rivolto il saggio di Pietro Simonetti (Regione Basilicata) e Stefano Ventura (Università di Siena); il rapporto include altresì uno studio antropologico di Teresa Caruso, ricercatrice dell’Università degli Studi di Bergamo, dedicato alla comunità terremotata di Caposele (AV). Completa il volume un’intervista a Gianfranco Viesti, presidente della Fiera del Levante.

Il rapporto ha come punto focale il problema del riequilibrio demografico tra l’osso e la polpa del Sud, come l’intellettuale Manlio Rossi Doria definiva le aree interne e la costa. La proposta è quella di un equo bilanciamento che passi attraverso la mobilità reticolare; un’operazione che non comporta il dispendio delle grandi opere, ma si esplica attraverso la riattivazione dei cosiddetti rami secchi delle ferrovie. Il ripristino di un sistema ferroviario efficiente è oggi l'unica possibilità per garantire una mobilità sostenibile alle aree interne ormai disabitate. Ad esse la fabbrica del terremoto ha lasciato in eredità un enorme surplus di case inutilizzate; di contro le aree costiere, sovraffollate, producono la  fabbrica mangiasoldi dell’emergenza. Si tratta di uno squilibrio che restituisce un territorio ingovernabile, rendendo la vita impossibile sia a Napoli che sulle alture dell'Irpinia. Il Sud, ed è questa l’istanza fondamentale, non è affamato di soldi ma di buone e piccole opere.

La lettura del rapporto 2011 offre quindi gli strumenti di lettura e analisi su questo problema ma anche le suggestioni e possibili vie di uscita che vanno discusse e praticate, specie in questi tempi di grave crisi istituzionale e civica.

Pubblicato in Ricerche

Il Filo della Memoria:racconti, storie e testimonianze

FIL - Il sentimento dei luoghi

L'Aquila emotion