fondazione Mida

Lunedì 31 Luglio 2017 14:34

Cronache dal Doposisma

Al Palazzo dello Jesus ad Auletta (Salerno) è aperta la mostra dell'Osservatorio sul Doposisma, visitabile dal giovedì alla domenica, dalle 15 alle 19. E’ gradita la prenotazione al numero 0975 397037.

 

“La natura non conosce catastrofi”, diceva Max Frisch, scrittore svizzero. La natura segue il suo corso, a volte con sorprese meravigliose, altre volte con esiti spaventosi. Il terremoto è un evento naturale, sono le azioni dell'uomo a renderlo catastrofico nei suoi effetti.
L'Osservatorio sul Doposisma della Fondazione MidA, è un piccolo gruppo di lavoro che ha come obiettivo produrre documenti e analisi utili alla discussione e al dibattito, riannodando il filo della memoria degli eventi passati con le urgenze dettate dal presente e le suggestioni poste dal futuro.
Ha preso in considerazione nel corso degli anni quello che avviene dopo un sisma, attivando un “sismografo sociale” per descrivere le trasformazioni e le persistenze che interessano una comunità colpita da un terremoto.
L'inatteso arrivo di un sisma sospinge un territorio in una sorta di tabula rasa, sulla quale bisogna essere capaci di disegnare il futuro di una comunità, reagendo ai lutti e alle distruzioni e investendo tutte le energie a disposizione. Spesso, però, questa ripartenza ha messo all'opera speculatori, approfittatori e interessi. Indagare il doposisma può quindi aiutare a evitare gli errori del passato
Il lavoro di indagine dell'Osservatorio sul Doposisma si è concretizzato attraverso vari dossier di ricerca: “Le macerie invisibili” (2010), La fabbrica del terremoto. Come i soldi affamano il Sud (2011), Lucantropi (2012), Energie dalla terra (2016) e i documentari Irpinia anno 30 d. T. (2010) e “La Basilicata nel cellulare. Memorie dal terremoto e sogni di petrolio” (2012).
Inoltre abbiamo immortalato cosa è restato e come si viveva nei paesi terremotati campani e lucani, grazie all'obiettivo di Francesco Fantini, nel 2002. Sono le foto che potete osservare in questa sala.
Abbiamo anche ospitato le foto di Daniele Lanci sul doposisma a L'Aquila dopo il 2009 (“Una notte in Italia”) e abbiamo lanciato un concorso per vignettisti che chiedeva di disegnare un bozzetto della moneta da 1 euro che avesse come tema le ricostruzioni italiane (“La satira investe nella ricostruzione”, 2010).
Si può anche intraprendere un viaggio negli effetti e nelle caratteristiche dei terremoti italiani nel corso dei secoli grazie ai Terragiornali, che illustrano in forma di brevi cronache, in forma di breaking news, i vari eventi sismici avvenuti in Italia dall'antichità fino ad oggi.
Le cronache dal doposisma sono quindi un percorso nella storia e nei luoghi che hanno conosciuto il terremoto e i suoi effetti, e nel caso italiano questo vuol dire quasi tutto il territorio nazionale, per riflettere sul fatto che la natura continuerà a seguire il suo corso, ma l'uomo può e deve conoscere e adeguarsi a quelle regole, rispettandole e ponendosi in simbiosi con esse.

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Nel 2012 il nostro Osservatorio, insieme a vari partenrs tra cui la Regione Basilicata e Noeltan Film studio, ha realizzato un progetto nelle scuole della Basilicata in cui è stato chiesto agli studenti delle quarte superiori di raccontare la loro regione, in un libro e in un docufilm. Il libro si chiamava "Lucantropi. Tra il dito e la luna scelgo la luna" e il docufilm, realizzato grazie al lavoro del regista Antonello Faretta e della Noeltan film studio, si chiamava "La Basilicata nel cellulare. Memorie dal terremoto e sogni di petrolio". Gli studenti hanno girato il film usando il videofonino. Il lavoro è stato premiato con il premio"Libero Bizzarri" nel 2012.

Lo proponiamo integralmente, seguendo il collegamento indicato di seguito:

 

VAI AL FILM

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Energie dalla terra.

Occupare lo spazio del futuro

Bando per borsa di ricerca-azione su giovani e agricoltura

Riscoprire l’agricoltura e la natura come fattore possibile di realizzazione professionale e di vita, come concreta aspirazione a creare piccole imprese e non tanto come sogno idealizzato di fuga dalla congestione della città e della metropoli. Il ritorno alla terra può essere una via d'uscita, un modo per creare occupazione? E' vero che i giovani stanno riscoprendo l’agricoltura come sbocco occupazionale e come scelta consapevole? In caso affermativo, quali sono le dinamiche che hanno creato questo trend? Come trasformare una tendenza momentanea in un valore aggiunto per il territorio, creando anche comunità permanente di attori attivi, responsabili e consapevoli?

La riscoperta dell'agricoltura è un trend in crescita, come testimoniato da una recente indagine condotta dalla Coldiretti secondo la quale nell’ultimo decennio siano aumentate le imprese nel settore agricolo gestite dai giovani under 35 e come l’agricoltura rappresenti uno dei pochi comparti dell’economia italiana in aumento con un più 4,7% rispetto all’anno precedente. Un segno positivo costante che, secondo associazioni di categoria, potrebbe trasformarsi in 100 mila posti di lavoro nei prossimi tre anni.

Inoltre, sono sempre più numerose le rappresentazioni di resistenza e di denuncia dei numerosi attacchi al territorio e al paesaggio, in termini di cementificazione e utilizzo sfrenato delle risorse naturali (acqua, suolo, materie prime). Resta da indagare qual è il possibile anello di congiunzione tra queste nuove forme di azione e di protagonismo e quali prospettive si pongano, in termini di risultati concreti e di prospettive di sviluppo locale.

Per rispondere a questi interrogativi e per disseminare i segni, anche piccoli, di cambiamento, l’Osservatorio sul Doposisma della Fondazione MIdA, propone una borsa di ricerca-azione della durata di 6 mesi,che indaghi e illustri la questione del “ritorno alla terra” in Campania e Basilicata.

La proposta di ricerca con la documentazione deve pervenire all’Osservatorio sul Doposisma della Fondazione MIdA, spedita in formato pdf su supporto elettronico a: Fondazione MIdA - contrada Muraglione 18-20, 84030 Pertosa (SA) - o inviata via e-mail come allegato all’indirizzo:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. entro il 1 dicembre 2014.

In allegato è possibile scaricare il bando, il regolamento e il modulo di domanda.

REGOLAMENTO

  1. Il bando è aperto a giovani residenti in Italia, che abbiano meno di 35 anni di età.
  2. Costituiscono titolo preferenziale la laurea o il dottorato di ricerca in materie attinenti al contenuto del progetto (Economia, Scienze Politiche, Discipline umanistiche) e la comprovata esperienza nell’ideazione, nell’organizzazione  e nella gestione di eventi culturali.
  3. La borsa di ricerca azione, della durata di 6 MESI, ammonta a un totale di 2000 euro netti. La Fondazione MIdA e lo staff dell’Osservatorio sul Doposisma garantiranno, a chi vincerà la borsa, il sostegno necessario in termini di contatti utili, informazioni logistiche e organizzative e potranno, nei limiti delle proprie possibilità, concordare le risposte alle altre necessità che la/il borsista farà presenti.
  4. Ai fini della partecipazione i candidati devono presentare la seguente documentazione:

 

    • Domanda di partecipazione (Allegato A) e copia del documento d’identità;
    • Curriculum vitae, completo di esperienze in organizzazione di eventi, festival, partecipazione e gestione di attività di associazioni riconosciute e non riconosciute, istituzioni culturali, rendicontazione, ideazione e gestione di progetti di vario tipo.
    • Lettera motivazionale nella quale si spiega come le attitudini e le competenze possedute possano essere in linea con gli obiettivi del progetto.
    • Eventuali pubblicazioni, compresa la tesi di laurea o di dottorato, utili a valutare il curriculum del candidato.
    • Progetto di ricerca, nel quale si espongono gli obiettivi del lavoro, i metodi che verranno adottati, il crono programma, i risultati attesi ed i prodotti che verranno consegnati al termine della ricerca (tipo di elaborato, allegati multimediali, altro).

5. La documentazione deve pervenire all’Osservatorio sul Doposisma della Fondazione MIdA, spedita in formato pdf su supporto elettronico a: Fondazione MIdA - contrada Muraglione 18-20, 84030 Pertosa (SA) - o inviata via e-mail come allegato all’indirizzo:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. entro il 1 dicembre 2014. In caso di invio via e-mail sarà cura del candidato richiedere un avviso di ricezione e di corretta apertura del file. Il candidato dovrà comunque conservare copia elettronica dei files inviati, da re-inviare, a richiesta dell’Osservatorio sul Doposisma, in caso di problemi nell’apertura o leggibilità dei files inviati.

6. Il vincitore sarà tenuto a consegnare un elaborato in forma scritta che sintetizzi i risultati della ricerca e le case stories che sono state oggetto del suo censimento; la ricerca deve contenere almeno una base di dati statistici, coerentemente illustrati, sull’oggetto della ricerca, e integrare i dati con storie, interviste e profili biografici ricavati dalla ricerca sul campo. L’elaborato sarà parte essenziale del rapporto 2014 dell’Osservatorio sul Doposisma. Inoltre, sarà richiesto al vincitore di organizzare, con il supporto dei componenti dell‘Osservatorio sul Doposisma  e della Fondazione MIdA, un festival-evento,  da tenersi in estate con sedi e modalità da definire, nel quale far convergere i risultati della ricerca, i protagonisti consultati e coinvolti e tutti i soggetti locali e nazionali potenzialmente interessati.

COMMISSIONE E CRITERI DI VALUTAZIONE

1. La valutazione delle candidature sarà effettuata da una apposita Commissione nominata dalla Fondazione MIdA.

2. Ai fini della selezione la valutazione verrà effettuata in base a:

- competenza e qualità del curriculum vitae in relazione al tema oggetto di studio. Massimo di punti 30;

- progetto di ricerca: coerenza con il bando, fattibilità nei tempi e con le risorse assegnate, coerenza dei metodi con gli obiettivi, qualità dei risultati attesi e dei prodotti consegnati. Massimo di punti 70.

3. I candidati devono superare il punteggio di 60/100 per essere ammessi in graduatoria

4. Al termine dei lavori la Commissione redigerà una graduatoria, con l’indicazione del vincitore sul sito dell’Osservatorio sul Doposisma (www.osservatoriosuldoposisma.com). La graduatoria sarà approvata con deliberazione della Fondazione MIdA.

REGOLE DI PARTECIPAZIONE

1. Pubblicazioni e materiali inviati non verranno restituiti, ma verranno conservati e resi disponibili al pubblico presso la biblioteca dell’Osservatorio sul Doposisma.

2. I concorrenti che non dovessero risultati vincitori ma con un profilo scientifico e di ricerca adeguato potranno inviare degli abstract o delle proposte di contributo che, se ritenute valide, potrebbero essere inserite nel rapporto 2014 dell’Osservatorio sul Doposisma.

Pertosa, 20 ottobre 2014

Il presidente della Fondazione MIdA

Francescantonio D'Orilia

Per informazioni e contatti:

Area coordinamento dell’Osservatorio sul Doposisma

Stefano Ventura

349/6499285

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Area stampa e comunicazione

Francesca Caggiano

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Si svolgerà nel centro storico di Atena Lucana (SA), i prossimi 26 e 27 Aprile, la terza edizione del laboratorio “La Terra mi Tiene – Racconti di pane, agricoltura naturale e r-Esistenze”: un momento di riflessione sul futuro dell’agricoltura.

Tematica centrale di questa edizione sarà il pane e le storie che attorno ad esso “lievitano”: attraverso il concorso di panificazione “Forni Aperti” gli antichi forni a legna del centro storico di Atena Lucana saranno aperti e “adottati” ed animati da uomini e donne che con maestria delizieranno i passanti con pane, pizze e focacce. Alla fine una giuria sancirà il pane migliore per qualità e abilità nella lavorazione, trasparenza nella tracciabilità delle materie prime.
Le adesioni per le adozioni dei forni sono aperte a tutti sul sito www.laterramitiene.com.

Non solo laboratorio, ma anche momento di discussione: quattro Tavole Rotonde organizzate durante le due giornate: dal Piano gestione di un’area S.I.C all’agricoltura naturale, passando per tematiche riguardanti le sementi ed il pane.

Durante l’evento si svolgeranno anche due Invasioni Digitali, passeggiate fotografiche organizzate dall’Associazione ILOVD. Non mancheranno inoltre momenti conviviali e musicali.

Per tutte le persone affette da celiachia l’organizzazione ha previsto, coerentemente col momento di confronto sui “grani moderni” ( e tutti i problemi connessi) la presenza di forno appositamente seguito da persone accreditate presso l’Associazione Italiana Celiachia.

Programma Sabato 26 Aprile

Ore 15:00 #forniaperti
Presentazione dell’”Officina“.
Presentazione regolamento panificazione e componenti della giuria (Scarica il regolamento).
Accreditamento dei mastri fornai con assegnazione forni.

Ore 16:00 #rEsistenze
Piano gestione area S.I.C. “Monti della Maddalena”: tavola rotonda con i sindaci dei comuni interessati, la Regione, il Parco e la Comunità Montana.

Ore 17:30 #rEsistenze
Discussione con Enzo Vinicio Alliegro, autore del libro “Il totem nero. Petrolio, sviluppo e conflitti in Basilicata.“.

Ore 19:00  #storiediappenino
Proiezione documentario “Ripartiamo dalla terra” a cura della Cooperativa “Terra di Resilienza“.
Discussione con il pubblico.

Ore 21:00 #forniaperti
Preparazione collettiva lievito madre.
Cena con riflessione sulla sacralità del pane nella tradizione contadina: pane raffermo proposto in diversi modi, pizza a l’uso antico e vino locale a cura della Locanda San Cipriano

Ore 22:00 #percorsidigitali #invasionidigitali
Invasione Digitale: percorsi tra le mura antiche di Atena Lucana a cura dell’Associazione ILOVD.

Programma Domenica 27 Aprile

Ore 9:00
Colazione con itinerari virtuali sul tema pane e dintorni a cura del Museo del Cognome di Padula e dell’Associazione Genealogia e studi storici Atena Lucana

Ore 10:00 #forniaperti
Preparazione collettiva impasti.

Ore 10.30 #percorsidigitali #invasionidigitali
Invasione digitale: percorso naturalistico, cammino sulle tracce delle antiche chiese suburbane di Atena Lucana a cura dell’Associazione ILOVD.

Ore 12:00 #forniaperti
Benedizione impasti .

Ore 13:30
Pranzo conviviale.

Ore 15:30 #prodottinaturali
Forum di discussione

  • Agricoltura naturale ed etichetta trasparente pianesiana: un modello vincente.
  • Semi antichi e valori contemporanei. Condotte Slow Food campane a confronto.
  • Pane. La selezione dei grani moderni e i disturbi alimentari.

Ore 17:30 #prodottinaturali
Apertura mercato prodotti naturali

Ore 18:00 #forniaperti
Forni aperti, la scanata, infornata degli impasti, con declamazioni di versi sull’Appennino.

Ore 20:30 #forniaperti
Premiazione miglior pane e Atlante dei pani lucani.

Ore 21:00
Cena tra le vie del paese, di forno in forno.
Musica popolare itinerante.

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Il 21 dicembre 2013 il deputato Famiglietti ha richiesto l'impegno del Governo, nell'ambito della legge di Stabilità 2014, a sbloccare i fondi giacenti da diverso tempo destinati al completamento della ricostruzione. Di seguito il testo completo dell'Ordine del giorno:

 

"La Camera, premesso che: sono trascorsi ben 33 anni dal terribile terremoto che il 23 novembre 1980 devastò Irpinia e Basilicata; sulla base dei riparti ex lege 219/81 stratificati nel corso degli anni risultano non ancora liquidato ai comuni il 30 per cento delle risorse stanziate con Delibera CIPE n.37/2006; per gli anni successivi non è stato assegnato un solo euro per il completamento definitivo della ricostruzione; i 225 milioni assegnati e non ancora liquidati a cui si dovrebbero aggiungere altri 300 milioni di euro derivanti dai mutui accesi mediante le finanziarie dei Governi Prodi sarebbero fondamentali per la chiusura della fase di ricostruzione; queste risorse, già presenti nel bilancio dello Stato e bloccate da farraginose procedure burocratiche più volte denunciate dagli amministratori locali, consentirebbero l'apertura di cantieri e una boccata d'ossigeno per l'intero settore edile, uno dei settori chiave dell'economia locale che negli ultimi anni ha visto crollare il numero di imprese e lavoratori; sarebbero risorse fondamentali soprattutto in presenza del patto di stabilità,

impegna il Governo

a sbloccare entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della presente legge, d'intesa con le amministrazioni interessate, le risorse giacenti ex lege 219/81 finalizzate alla ricostruzione post sisma dei comuni irpini e lucani.

9/1865-A/94.

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“ […] ma in questa terra oscura,

senza peccato e senza redenzione,

dove il male non è morale,

ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose,

Cristo non è disceso.

Cristo si è fermato a Eboli”

(C.Levi)

 

di ANNALISA PERCOCO

La pubblicazione di quello che Rocco Scotellaro ebbe a definire come “[...] il più appassionante e crudele memoriale” della Basilicata finì per consacrare l'immagine della Basilicata come di una terra lontana dalla storia, refrattaria ai cambiamenti. Da lì, infatti, prese avvio un filone di studi che finì per consacrare la regione come metafora del sottosviluppo, bloccata nella sua civiltà contadina, vittima del familismo amorale.

L'immagine della Basilicata isolata, da un punto di vista sociale e culturale, oltre che fisico e arretrata in termini economici, trovava, in realtà, fondamento in alcuni elementi caratterizzanti il sistema territoriale regionale. Innanzitutto, la regione doveva fare i conti, come appuntò già Giustino Fortunato, con tre piaghe: malaria, frane e terremoto, in riferimento alla particolare conformazione fisica del suo territorio, definita da asperità del rilievo, diffuse forme di dissesto idrogeologico, che per lungo tempo hanno condizionato in negativo il controllo delle acque, tanto da aver reso la Basilicata terra di malaria (Boenzi, Giura Longo, 1994).

A tale conformazione naturale nel tempo si sono sovrapposte forme negative di intervento antropico (diboscamento, distruzione dell'originaria copertura vegetale, pratiche agricole errate), determinando, già a partire dalla fine della fase magnogreca e fino alla fine del Novecento, l'esodo delle popolazioni dalla pianura verso la montagna, dove vennero a formarsi grossi centri compatti. Tanto che al 1936 l'86,35% della popolazione lucana risultava agglomerata nei centri e solo il 13,65% sparsa nel territorio, nonostante il carattere prevalentemente rurale dell'economia regionale.

L'abitudine consolidata a vivere accentrati non poteva essere interrotta “[...] se non da un deciso intervento statale, che avesse reso possibile la diffusione stabile nelle campagne dei rurali già abituati a vivere nei centri... In effetti, l'opera di riforma fondiaria fu orientata appunto verso l'aumento della ricettività della campagna...” (Ranieri, 1972, p.179).

Proprio agli interventi di bonifica, in parte realizzati dalla Cassa per il Mezzogiorno, e alla Riforma fondiaria del 1950 si deve il disegno di un nuovo assetto del territorio lucano e l'avvio di lente ma strutturali trasformazioni sociali oltre che economico-produttive. Alla vigilia della riforma, la Basilicata presentava il più alto grado di occupazione agricola rispetto al resto delle regioni italiane. Il 73% della popolazione attiva regionale, infatti, era occupata nel settore primario, mentre solo l'8,3% risultava assorbito dal settore industriale (estrattivo e manifatturiero), il restante 18,7% dal terziario (piccolo commercio e professioni): tale struttura della popolazione era sinonimo di sottosviluppo (Telleschi, 1974).

Nelle aree collinari e pianeggianti l'organizzazione della distribuzione della proprietà fondiaria faceva emergere una persistenza di vasti latifondi, cui si contrapponeva, sul resto del territorio regionale, una elevata frammentazione e polverizzazione della proprietà.

Le tecniche agricole impiegate erano arcaiche, buona parte della produzione (per lo più seminativi semplici e piante legnose) non veniva commercializzata ma era destinata all'autoconsumo e i livelli di vita dei contadini erano disumani. Due le possibilità che si aprivano ai contadini lucani: ci fu chi si rassegnò alla vita di stenti che quella Basilicata poteva garantire e chi, al contrario, scelse l'esodo.

A interrompere, se pure solo in parte e solo in alcuni contesti territoriali, l'immobilismo della struttura sociale e dell'economia regionale concorsero due interventi di politica economica statale, l'approvazione nel 1950 della legge stralcio con cui si dava attuazione alla riforma fondiaria in parte finanziata dalla Cassa per il Mezzogiorno (istituita nello stesso anno), e il riconoscimento, sulla base della legge n.634/57 istitutiva dei nuclei e delle aree industriali, dei due nuclei industriali lucani siti lungo la valle del Basento, l'uno ai piedi del capoluogo regionale e l'altro gravitante sui giacimenti di metano rinvenuti a Ferrandina.

La legge di riforma agraria, a lungo dibattuta in sede di politica nazionale, fu pensata proprio come uno strumento per mutare in profondità la struttura del paese, in modo da risolvere la questione della polarizzazione fondiaria, definita da Segni il grande problema sociale dell’agricoltura (discorso che tenne nel maggio 1948 al Consiglio Nazionale della Dc).

La riforma fondiaria, intesa come un intervento finalizzato al ridimensionamento dei monopoli fondiari, con successiva distribuzione della terra tra i contadini, connessa agli interventi di bonifica (irrigazioni, miglioramenti fondiari, infrastrutturazione, appoderamenti e colonizzazioni) realizzati nei territori sottoposti a esproprio ebbe un impatto notevole sul paesaggio italiano, meridionale e, quindi, lucano.

In modo particolare, in Basilicata la riforma agraria ha segnato in positivo le sorti dell’unica vera pianura della Basilicata (Boenzi- Giura Longo, ivi, p. 34), il Metapontino, a quella data terra di  malaria e di degrado fisico e sociale. Dall’altro lato, la “svolta industriale” nella politica meridionalista, che ha portato tra il 1959 e il 1960 alla nascita dei due nuclei industriali lucani, ha se non altro imposto all’attenzione delle classi politiche locali la necessità di programmare lo sviluppo della regione in maniera integrata, contribuendo, in qualche misura, alla definizione di un nuovo assetto territoriale.

Sull’impatto dell’industrializzazione per poli in Basilicata in termini di occupazione alquanto critico è il giudizio di Biondi: “A circa quindici anni dal suo avvio, la politica di industrializzazione per poli non sembrava aver mantenuto fede a quelle aspettative che la forte demagogia che un’ampia parte politica aveva alimentato presso le popolazioni locali. Rispetto alla auspicata creazione di circa 1.500 posti di lavoro per anno, ne erano stati attivati poco più di un terzo per un totale in un decennio di circa 6.100, dei quali il 60% in Val Basento e la rimanente parte nell’agglomerato potentino” (Biondi, 1997, pp.227-228).

Nel decennio successivo gli sforzi progettuali furono, dunque, tesi da un lato al rafforzamento dell’articolazione infrastrutturale della regione, già avviata dal programma di industrializzazione (la costruzione della S.S. Basentana), dall’altro al potenziamento del sistema produttivo regionale attraverso investimenti per settori (Comitato per la programmazione economica della Basilicata, 1967). Nelle aree della regione in cui si erano concentrati i grandi investimenti realizzati nell’ambito dell’Intervento straordinario (Metapontino, Val Basento, capoluogo regionale), nel corso degli anni Settanta cominciarono a farsi evidenti gli effetti positivi delle politiche di sviluppo intraprese negli anni precedenti, che avevano avviato la grande campagna, come era definita la Basilicata negli anni Cinquanta, verso la modernizzazione e lo svecchiamento del suo modello economico (Viganoni, 1989).

Purtroppo, però, l’andamento demografico nel periodo considerato faceva registrare un continuo decremento della popolazione, che aveva condotto a un progressivo impoverimento di molte aree di montagna e di collina (soprattutto in provincia di Potenza) e a una discreta vitalità demografica per lo più concentrata nei due capoluoghi e nelle fasce costiere (ionica e tirrenica) (Viganoni, 1992). Un altro momento di cesura nella storia socio-economica della Basilicata è rappresentato dal violento sisma che l’ha scossa nel novembre del 1980, a seguito del quale sul territorio regionale si sono concentrati interventi connessi con nuove forme di sostegno pubblico. “Nella scia dell’ si collocano, infatti, sia i finanziamenti destinati dallo Stato alla ricostruzione edilizia sia quelli convogliati nel settore industriale con la legge 219 del 1981” (Viganoni, 1997, p.18).

Tale legge, che esemplificava lo “slogan coniugare ricostruzione e sviluppo” (Sommella, 1997, p.252), ha costituito un’ulteriore occasione di destabilizzazione del precedente assetto territoriale, attraverso una politica di “industrializzazione diffusa” che ha portato alla definizione di otto aree industriali nel Potentino (Nerico, Melfi, Vitalba, Baragiano, Balvano, Tito, Viggiano e Isca Pantanelle) per un totale di ottanta iniziative progettate e finanziate. L’intervento ha, se non altro, contribuito a delineare, come elemento di novità, un polo agro-alimentare tra i comuni del Vulture (Atella, Melfi, Rionero), grazie alla presenza di alcune grandi imprese nazionali del settore (Parmalat di Atella, Barilla di Melfi), che ha costituito anche una prima forma di valorizzazione dei prodotti dell’agricoltura.

Alla fine degli anni Ottanta, dunque, sembrava stesse per compiersi un processo di trasformazione, per quanto lento e parziale, della base produttiva della regione; si registrava, infatti, un moltiplicarsi di iniziative locali, anche grazie agli incentivi previsti dalla legge sull’imprenditoria giovanile (44/86), un fiorire dei commerci, un incremento nel numero di occupati nella pubblica amministrazione, oltre a un tasso di industrializzazione più alto in entrambe le province lucane.

Agli anni Novanta risalgono le due iniziative industriali più importanti degli ultimi trenta anni per l’economia regionale, destinate ad avere un peso rilevante in termini di trasformazione territoriale: l’insediamento FIAT-SATA a S. Nicola di Melfi e il distretto del salotto, a cavallo tra alcuni comuni del Materano e parte della Murgia pugliese. A queste iniziative va aggiunta l’attività estrattiva di petrolio in Val d’Agri, avviata nel 1996.

Nel corso di un quarantennio (1950-1990), dunque, l’impianto economico-territoriale della Basilicata ha subito un graduale processo di articolazione e differenziazione delle sue trame, a partire da un omogeneo stato di arretratezza.

Nello specifico, già negli anni Novanta sembrava di poter distinguere sul territorio regionale quattro sub-aree, ciascuna delle quali “[…]impegnata a far emergere un proprio autonomo potenziale, con tempi e risultati tutt’altro che analoghi e sincronizzati” (Coppola,Viganoni, 1999, p.197). I sistemi locali individuati allora, da cui oggi provengono ulteriori conferme, sono: il Potentino; il Vulture-Melfese; il Materano; il Metapontino.

La tendenza alla polarizzazione dello sviluppo in poche aree strategiche (i centri urbani maggiori o i sistemi territoriali “di cerniera” come il Vulture o il Metapontino) ha, però, nel tempo accentuato gli squilibri interni alla regione. Mentre, infatti, i comuni interni, da sempre connotati con l’espressione metaforica di “presepi”, continuavano a perdere popolazione e risorse, i “poli” di sviluppo, al contrario, fungevano da contrappeso allo spopolamento interno facendo registrare sensibili incrementi demografici.

Tuttavia, l’immagine appena delineata di una regione articolata in alcune polarità insediative e funzionali sembrerebbe trovare ulteriore conferma dall’analisi di alcuni dati relativi agli anni più recenti. Le performances positive in termini sia demografici sia produttivi riguardano, infatti, ancora i due capoluoghi e parte dei loro intorni, soprattutto i comuni di cerniera con le altre regioni, alcuni centri della Val d’Agri e del Metapontino, mentre le aree più interne continuano a svuotarsi e a perdere potenziale umano (Stanzione, Salaris, Percoco, 2007).

Per quanto non sia riuscita a incidere strutturalmente sul territorio lucano, tuttavia è innegabile che questa parabola evolutiva abbia dato un impulso notevole agli spazi lucani nel processo di articolazione interna e di sperimentazione di direttrici di sviluppo diversificate. Tale articolazione, come già emerso, ha finito per acuire i divari interni al territorio regionale, senza, per altro, trovare soluzione alla latitanza urbana di cui da sempre soffre la Basilicata.

Si impone, quindi, la necessità di individuare e attuare politiche di potenziamento dell'armatura urbana e strategie volte al rafforzamento della coesione territoriale, allo scopo di ridimensionare i divari centro-periferia, interno-esterno che ancora definiscono il territorio lucano, come per altro impongono le politiche comunitarie.

 

Riferimenti bibliografici

Bernardi E., La Riforma Agraria in Italia e gli Stati Uniti. Guerra fredda, Piano Marshall e interventi per il Mezzogiorno negli anni del centrismo degasperiano, Bologna, il Mulino, 2006

Biondi G., Dalle “Cattedrali nel deserto” alla “Fabbrica integrata”,in Viganoni L., (a cura di), op.cit., 1997, pp.225-249

Boenzi F., Giuralongo R., La Basilicata. I Tempi. Gli Uomini. L’Ambiente, Bari, Edipuglia, 1994

Comitato regionale per la programmazione economica della Basilicata, Schema di sviluppo regionale per la Basilicata. Quinquennio 1966-70, Potenza, 1967

Coppola P., Viganoni L., Basilicata: il modello dei piccoli ?, in Viganoni L.(a cura di), Percorsi a Sud. Geografie e attori nelle strategie regionali del Mezzogiorno, Fondazione Giovanni Agnelli, 1999, pp.187-219

Ranieri L., Basilicata, Torino, UTET, 1972

Sommella R., Dal terremoto alle fabbriche, in Viganoni L., (a cura di), op.cit., 1997, pp.251-268

Stanzione L., Salaris A., Percoco A., Le sottili trame del tessuto urbano lucano, in Viganoni L. (a cura di), Il Mezzogiorno delle città. Tra Europa e Mediterraneo, Milano, Angeli, 2007, pp.222-245

Telleschi A., Esodo agricolo e trasformazioni agrarie nel Metapontino, in Atti XXII Congresso Geografico Italiano, vol.II, tomo 1, 1977

Viganoni L. Basilicata: positiva articolazione delle trame regionali, in Landini P., Salvatori F.(a cura di), I sistemi locali delle regioni italiane (1970-1985), Memorie Società Geografica Italiana, Roma, 1989, pp.480-486

Viganoni L. (a cura di), Città e metropoli nell’evoluzione del Mezzogiorno, Milano, Angeli, 1992

Viganoni L. (a cura di), Lo sviluppo possibile. La Basilicata oltre il Sud, Napoli, ESI, 1997

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Domenica 28 Ottobre 2012 13:55

Il terremoto del Pollino del 26 ottobre

All’ 1 e 05 del 26 ottobre la terra ha tremato con un sussulto piuttosto forte (magnitudo 5.0), nella zona del massiccio del Pollino al confine tra Basilicata e Calabria. I comuni più vicini all’epicentro sono stati Mormanno (Cosenza) e Rotonda (Potenza). Una persona di 84 anni ha perso la vita a Scalea, colpito da infarto. Lo sciame sismico che interessa l’area del Pollino è ormai presente da molti mesi e con diverse sequenze; a maggio 2012 si sono verificate le scosse più significative, che avevano raggiunto il grado 4.3 della scala Richter.

A Mormanno sono iniziati subito i sopralluoghi per verificare la sicurezza degli edifici; una ventina di edifici sono stati dichiarati inagibili, ma molte famiglie non hanno fatto rientro nelle proprie abitazioni per paura di altre scosse. L’ospedale di Mormanno, che ospitava 36 degenti, è stato evacuato subito dopo la scossa per le crepe che sono state riscontrate nei muri dell’edificio.

Esperti e responsabili della Protezione civile si sono espressi con cautela sul rischio di possibili nuove scosse, anche di maggiore entità; l’energia messasi in atto nello scontro tra diverse placche può infatti essere solo una delle manifestazioni dello sciame, che non si arresta, oppure il liberarsi progressivo di energia che prelude a un attenuamento delle scosse (1).

Lo scorso 4 ottobre la commissione Grandi Rischi aveva licenziato un documento sullo sciame sismico in atto e aveva tenuto uno scambio di pareri con il capo dipartimento della Protezione Civile, Gabrielli (tra gli allegati è disponibile il verbale).

Anche la comunità scientifica, e l’INGV in particolare, aveva da tempo inviati suoi geologi per studiare le caratteristiche dello sciame, anche perché sull’area non sono disponibili dati esaustivi, sui fenomeni sismici del passato (2).

Dal punto di vista della comunicazione e della prevenzione erano stati effettuati nell’area numerosi interventi di informazione alla cittadinanza sul comportamento da tenere in caso di terremoto, non ultima la giornata nazionale “Terremoto, io non rischio” che aveva visto la presenza a Rotonda proprio di Gabrielli.

In questa situazione di allerta è intervenuta la sentenza dell’Aquila, che ha ritenuto la commissione Grandi rischi colpevole per le rassicurazioni alla popolazione prima del terremoto, provocando le dimissioni in massa dei suoi componenti e creando polemiche che hanno raggiunto le pagine dei giornali internazionali e animato le discussioni della comunità scientifica.

Di certo, in presenza di uno sciame così prolungato e in un’area che si conosce come ad alto rischio sismico, le contromisure in termini di esercitazioni e confronto capillare con la popolazione può aiutare molto a mitigare gli effetti di un evento sismico.  Ma, ancora una volta, è la qualità degli edifici, la corretta interpretazione delle leggi più recenti in termini di antisismicità, l’adeguamento del patrimonio storico più datato che fa la differenza. I paesini del Pollino sono centri montani anche logisticamente scomodi, di solito racchiusi su cocuzzoli e con centri storici di abitazioni molto vicine tra loro. Già il 9 settembre 1998 ci fu una scossa molto forte (magnitudo 5.5) che causò danni e interessò la stessa zona, causando un morto a Maratea per il crollo di un costone di roccia.

Nei mesi scorsi alcune inchieste giornalistiche, tra le quali quella di RAINEWS 24 e di Presa Diretta, denunciavano le norme in materia di certificazione antisismica della regione Calabria. Dal 1994 è vigente una norma che non prevede controlli preventivi sui progetti ma solo un controllo a campione del Genio civile su una percentuale inferiore al 5% delle costruzioni, come denunciato dal geologo Carlo Tansi del CNR.

Solo nel luglio 2012 la norma antisismica è stata adeguata, ma la quantità di manufatti costruiti e la presenza pervasiva dell’abusivismo rendono davvero preoccupante il dato sull’antisismicità del patrimonio edilizio calabrese.

Il nostro Osservatorio ha condotto in Basilicata un progetto con gli studenti di cinque istituti superiori, che ha prodotto il libro Lucantropi e il film “La Basilicata nel cellulare. Memorie dal terremoto e sogni di petrolio”; proprio la memoria del terremoto è stato il punto di partenza per raccontare un territorio, per far esercitare i diciassettenni con la presenza di un ospite indesiderato, con un fenomeno che loro hanno conosciuto più attraverso le polemiche sugli sprechi e sulle inefficienze, come nel caso del terremoto del 1980, più che come evento fisico.

La Regione Basilicata ha promosso un concorso per studenti per documentare il tema della prevenzione e della conoscenza dei terremoti.

E’ importante un lavoro complesso e armonioso di raccolta di memoria, di tessitura, di conoscenza delle comunità e di dialogo e interazione continua perché permette a chi di dovere (Protezione civile, istituzioni e forze di governo) di adeguare i suoi strumenti per meglio intervenire in caso di calamità.

E’ questo il migliore antidoto al prevalere di cricche e gestioni criminogene in situazioni di emergenza e di straordinarietà vera o presunta. Quindi, oltre ai geologi che studiano le faglie, gli ingegneri che devono costruire e adeguare gli edifici, oltre ai professionisti dell’intervento in emergenza serve anche la conoscenza e l’approccio sociale, antropologico e storico.

Le associazioni di volontariato, professionisti e esperti lavorano quotidianamente per tenere informata correttamente la popolazione e per risolvere i problemi legati alla prevenzione.

Questo è il lavoro che serve in questi momenti, così come servirebbe un concreto investimento per avere edifici sicuri, un piano nazionale che parta dall’ alto e che venga però sostenuto anche dalla sensibilità comune dei cittadini. Abbiamo modelli validi da seguire a livello internazionale, il Giappone, la California, ma anche il Cile. Più e più volte è stato scritto che la prevenzione conviene, perché evita costose ricostruzioni dopo le scosse, ma soprattutto scongiura perdite umane che possono essere evitate.

(1) L'intervista a Gianluca Valensise, direttore di ricerca INGV http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/terrapoli/2012/10/27/Pollino-zona-alta-pericolosita_7700323.html

(2) Intervista a Marco Mucciarelli, Università della Basilicata, http://www.meteoweb.eu/2012/10/terremoto-pollino-mucciarelli-lo-sciame-sismico-si-sta-intensificando-scosse-sempre-piu-forti-e-frequenti/158721/

Per saperne di più:

Gli aggiornamenti e i comunicati sul sisma (Regione Basilicata)

La pagina del'INGV sul fenomeno sismico

Il blog di Marco Mucciarelli (Università Basilicata e direttore del Centro ricerche sismologiche di Trieste)

Pubblicato in Chi Siamo

Il cinema di Corleto Perticara chiuso dopo il terremoto e mai più riaperto. L’arrivo del petrolio e dei sogni di carta. Le occasioni mancate, e quelle inseguite a Marsico Nuovo e Latronico. Vado via, resto qui. L’ossessione di facebook e twitter come tic antipredessione, ma anche memoria delle tradizioni cucite addosso alla modernità come a Lagopesole: torniamo a fare i contadini, ma non da morti di fame.
Cos’è la Lucania, oggi. E cos’era ieri, all’indomani del terremoto del 1980. Ma soprattutto: cosa sognano per il futuro di questa terra i suoi giovani.

Cinquanta ragazzi, cinque istituti superiori, una sola terra.
E sono proprio i nipotini del sisma i protagonisti di un esperimento editoriale curato dall’Osservatorio permanente sul dopo sisma, diretto dal giornalista di Repubblica Antonello Caporale: raccontare la Lucania di oggi attraverso le suggestioni e gli occhi di chi, il terremoto, non l’ha mai vissuto. Hanno provato a farlo con un istant book, Lucantropi, e con un istant video girato con il videofonino, La Basilicata nel cellulare. Il sisma come occasione per rifarsi, per giocare senza azzardo l’ennesima partita al tavolo dello sviluppo.

«Sono racconti densi di sentimento, a volte di risentimento, ma gonfi di amore per la Lucania. È un libro vero, crudo, sincero – spiega Caporale – C’è la gioia e la noia nelle parole di questi ragazzi che provano a raccontare se stessi e la loro terra. Il presente e il futuro. Le nuove generazioni devono imparare a sognare restando qui.  Serve un fondo unico, una cassa comune, che garantisca e assecondi i loro talenti, i loro bisogni. Serve lo studio, l’applicazione quotidiana, la fatica. Servono i viaggi, l’apertura al mondo, le parole degli altri. Servono occhi curiosi, mani pronte, passo veloce. Serve imparare. Serve lavorare. Serve essere e mostrarsi liberi, come lo sono i protagonisti di questo libro e di questo piccolo film». 

L’inchiostro dell’istant book, curato da  Giuseppe Napoli, giornalista e responsabile del progetto editoriale, si mescola ai fotogrammi del documentario, a cura del filmaker Antonello Faretta e realizzato con i videofonini dai ragazzi delle scuole, accompagnando il lettore in un viaggio inedito nella Lucania di Levi e Sinisgalli, di Nitti e Scotellaro.

Un lavoro sperimentale al quale hanno collaborato Maria Rosaria D’Anzi e Stefano Ventura, entrambi ricercatori, e Manuela Cavalieri, giornalista, Adriana Bruno e Francesca Massa.
Il progetto, sostenuto dalla Regione Basilicata e dalla Fondazione MIdA, ha coinvolto gli studenti di cinque istituti superiori: “A. Einstein” di Corleto Perticara, “F. De Sarlo” di Latronico, “G. Peano” di Marsico Nuovo, “E. Fermi” di Pescopagano e “Leonardo Da Vinci” di Potenza.

La presentazione del libro e del film è in programma martedì 22, a Potenza. Ad dopo i saluti di Giovanni Robertella (Ufficio Cultura del Dipartimento Formazione, Lavoro, Cultura e Sport della Regione Basilicata), insieme a Vito De Filippo (Presidente Regione Basilicata), Fausto Taverniti (Direttore Rai Basilicata), Virgilio Gay (Direttore Fondazione MIdA), Antonello Caporale (Direttore Osservatorio sul dopo sisma), Pietro Simonetti (Coordinatore centro Lucani nel Mondo «Nino Calice»), Vincenzo Viti (Assessore alla Cultura Regione Basilicata).

Pubblicato in Eventi

Miriam Favale si è laureata nel novembre 2011 in Scienze della Formazione all'Università di Salerno con una tesi dal titolo: Terremoto del 1980: conseguenze post-traumatiche da stress (relatore il prof. Bruno Moroncini). Riportiamo qui l'abstract che Miriam Favale ci ha inviato e, in allegato, l'indice della sua tesi.

L'Osservatorio sul Doposisma riceve spesso segnalazioni di tesi di laurea, specializzazione, di studi e attività che hanno a che fare con i terremoti e i disastri in genere. Chiunque ne avesse voglia e piacere può inviarci del materiale; noi potremmo dedicargli un articolo, creando un piccolo spazio, una vetrina in cui esporre e parlare dei propri studi e interessi; è una forma di riconoscimento e di condivisione utile a creare dibattito e approfondimento. Potete contattarci a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

 

MIRIAM FAVALE

 

Terremoti e conseguenze post-traumatiche da stress


In questo elaborato si intende affrontare un argomento particolarmente delicato e attuale, legato al complesso rapporto tra catastrofi naturali e loro conseguenze psicologiche, a breve, medio e lungo termine, su individui e collettività che li subiscono.

È ampiamente dimostrato dagli studi di settore, infatti, come le popolazioni colpite da eventi catastrofici debbano fronteggiare non solo i disagi materiali legati agli effetti distruttivi innescati dagli eventi stessi, ma anche, nel corso del tempo, i profondi traumi psichici derivanti dalla scomparsa dei precedenti punti di riferimento, di tipo affettivo e/o esistenziale.

La distruzione materiale di un paesaggio, intendendo il termine nel suo significato geografico e ‘psicologico’ più profondo, implica la scomparsa di un vero e proprio ‘micromondo’, dal punto di vista ambientale, culturale e percettivo. Le collettività colpite da un evento distruttivo, dunque, sono potenzialmente esposte a traumatiche trasformazioni del proprio stile di vita, con progressiva perdita di identità e valori nel corso del tempo.

Il terremoto che nel 1980 ha colpito la Campania e, in particolare, la sua subregione irpina, rappresenta in tal senso un esempio emblematico: per la sua particolare forza devastante, in un periodo storico contrassegnato dalla carenza di conoscenze in materia di strategie antisismiche e protezione civile, ha distrutto paesi e centri dell’Irpinia, sconvolgendo l’esistenza di intere famiglie, ma ha anche stravolto l’intima relazione tra un paesaggio e la sua collettività.

Il terremoto, in sé, d’altra parte, si configura come fenomeno particolarmente devastante, sia dal punto di vista materiale che immateriale. Basti considerare, a tal proposito, che la Terra, nell’immaginario collettivo, rappresenta quanto di più stabile e solido possa esserci, laddove le scosse telluriche ci ricordano con evidenza che così non è.

A partire dalla ricostruzione dei fatti riguardanti il terremoto del 1980, questo lavoro cercherà dunque di affrontare il problema della relazione tra catastrofi e coscienza collettiva di un territorio secondo due punti di vista, di tipo geografico e psicologico.

Secondo il primo punto di vista, si partirà dalla descrizione degli aspetti geografico-storici della subregione irpina, con particolare riguardo alle attuali conoscenze che i geologi hanno raggiunto sui terremoti e sul grado di sismicità di alcune aree geografiche della provincia.

A partire dal secondo punto di vista, si prenderà invece in esame il trauma psichico nella sua accezione generale, secondo le ricerche psicanalitiche di Sigmund Freud, Sandor Ferenczi e Otto Rank; in seguito l'attenzione si focalizzerà su alcune ricerche di psicologia clinica e sul cosiddetto ‘Disturbo Post-Traumatico da Stress’ che, secondo recenti studi, può insorgere nelle vittime di alluvioni e terremoti. Infine, si cercherà di mettere in risalto, con particolare attenzione, la sofferenza psicologica dei bambini vittime del disastroso terremoto irpino del 1980, testimoniata da alcuni disegni realizzati dagli stessi.

Nelle conclusioni, alla luce del caso trattato e della stretta relazione tra percezione del paesaggio e benessere psico-fisico degli individui, si evidenzierà l’importanza della pianificazione paesaggistica per la salvaguardia del territorio e delle identità geografico-culturali delle collettività che lo abitano.

È ormai noto come le modifiche paesaggistiche incidano profondamente sul senso di identità e appartenenza collettiva di una popolazione al proprio territorio.

In questo abstract, pertanto, si descriverà brevemente lo stile di vita degli abitanti dell’Alta Irpinia prima del terremoto del 1980 e si dimostreranno i cambiamenti repentini che le popolazioni hanno subìto nel post-sisma e i disagi che ancora oggi stanno vivendo.

In particolare, si punterà l’attenzione su tre paesi duramente colpiti da questo disastroso evento: Torella dei Lombardi, Conza della Campania e Bisaccia.

Si mostrerà, inoltre, come il sisma sia stato elaborato e assorbito dai bambini dei territori esaminati, attraverso l’analisi di alcuni loro disegni in tal senso emblematici.

Pubblicato in Campania - Basilicata

Aggiornamento della sequenza sismica tra le province di Cosenza e Potenza

FONTE: Dipartimento nazionale PROTEZIONE CIVILE - sezione rischio sismico

Il Dipartimento riceve dai cittadini richieste di informazioni sui terremoti avvertiti nelle ultime settimane nella zona del Pollino, tra la Calabria e la Basilicata. Sulla base dei dati forniti dall'Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall'Ufficio Rischio sismico e vulcanico del Dipartimento della Protezione Civile, pubblichiamo alcuni approfondimenti su questi fenomeni. Con l'occasione riproponiamo il test sulla prevenzione del rischio sismico e ricordiamo ai nostri lettori alcune regole di comportamento.

Nella zona di confine tra le province di Cosenza e Potenza è in atto una sequenza sismica, o sciame: non c'è infatti, almeno fino a questo momento, un terremoto principale seguito da repliche di minore intensità, ma si stanno verificando scosse di energia paragonabile tra loro, distribuite in maniera casuale nel tempo. La sequenza sismica, iniziata nel settembre del 2010, è caratterizzata da eventi di bassa magnitudo, generalmente inferiore a 3.0, con profondità comprese tra 3 e 10 km, concentrati in una ristretta fascia di territorio ad andamento Nord Nord-est - Sud sud-ovest. Si riconoscono due intervalli temporali principali a maggiore concentrazione di eventi: il primo tra settembre e novembre del 2010, con 5 terremoti al giorno in media; il secondo intervallo è quello tuttora in corso, che interessa l’area da fine ottobre 2011, con un numero di eventi leggermente superiore al primo periodo, ma con magnitudo paragonabili. Tra questi due intervalli, la sismicità è stata abbastanza continua ma con un numero medio di eventi sensibilmente inferiore. Dal 1° ottobre al 5 dicembre la Rete sismica nazionale dell’Ingv ha registrato complessivamente 513 scosse, la più forte delle quali ha raggiunto magnitudo Ml 3.6 (il 23 novembre 2011, alle ore 15:12). Altri due terremoti hanno avuto una magnitudo maggiore di 3.0: quello del 1° dicembre (Ml pari a 3.3) e quello del 2 dicembre (Ml pari a 3.2).

Il Centro Nazionale Terremoti, in collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria di recente ha potenziato il sistema di monitoraggio dell’area installando tre nuove stazioni, che trasmettono il dato in tempo reale alla sala di monitoraggio di Roma. Oltre alle stazioni in tempo reale sono state installate nell’area anche alcune stazioni che registrano in locale, per migliorare la definizione dei parametri degli ipocentri degli eventi.

La sequenza è stata avvertita in diversi comuni, tra i quali Mormanno, Laino Castello e Laino Borgo, nel cosentino, e a una distanza superiore ai 10 chilometri, Aieta, Morano Calabro, Orsomarso, Papasidero, San Basile, Verbicaro, sempre in Calabria, e Castelluccio superiore, Episcopia e Latronico, in Basilicata.

L’area del Pollino presenta una elevata pericolosità sismica, in base alla mappa di pericolosità sismica del nostro Paese realizzata dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. I Comuni interessati dalle sequenze in corso sono classificati in zona sismica 2. Si tratta di territori in cui devono essere applicate specifiche norme per le costruzioni.

La mappa di pericolosità e la classificazione sismica indicano quali sono le aree del nostro Paese interessate da un'elevata sismicità, e quindi dove è più probabile che si verifichi un terremoto di forte intensità, ma non possono stabilirne il momento esatto né il luogo. Lo studio delle sequenze sismiche, come quelle in atto nell’Appennino calabro-lucano, non consente di fare ipotesi sulla possibilità che si verifichi o meno una scossa molto più forte, che possa produrre seri danni e crolli. Ad oggi, infatti, non ci sono metodi riconosciuti dalla scienza per prevedere il tempo ed il luogo esatti in cui avverrà un terremoto. La mappa di pericolosità sismica è tuttora lo strumento più efficace che la comunità scientifica mette a disposizione per le politiche di prevenzione. La prevenzione, che si realizza principalmente attraverso la riduzione della vulnerabilità sismica delle costruzioni, ovvero il rafforzamento delle costruzioni meno resistenti al sisma, resta la migliore difesa dai terremoti e l'unico modo per ridurne le conseguenze immediate.

In Italia la rete sismica nazionale registra più di 10.000 terremoti ogni anno, mediamente trenta al giorno, che non è possibile prevedere. Per questo è importante essere consapevoli del livello di pericolo del territorio e informarsi su come sono costruitigli edifici in cui viviamo, studiamo e lavoriamo, e sulla loro conseguente vulnerabilità sismica.

altri link informativi: ANPAS -TGR Basilicata

Pubblicato in Campania - Basilicata

Il Filo della Memoria:racconti, storie e testimonianze

FIL - Il sentimento dei luoghi

L'Aquila emotion