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Martedì 18 Novembre 2014 15:28

Storia di un paese cresciuto nell'abusivismo: Casalnuovo di Napoli

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Abbiamo il piacere di pubblicare una sintesi degli studi di Alessia Penna, laureata magistrale in Sociologia all'Università di Napoli con il massimo dei voti con uno studio su abusivismo e speculazione edilizia a Casalnuovo di Napoli.

 

La speculazione edilizia a Casalnuovo di Napoli: storia di un paese cresciuto all’ombra del cemento abusivo

Alessia Penna

La speculazione edilizia a Casalnuovo iniziò molto prima della sconcertante vicenda di interi rioni abusivi scoperti nel 2006. Negli anni ’80, la popolazione si attestava sui 20.000 abitanti ma, tra la fine degli anni’80 e gli inizi degli anni 2000, si è più che raddoppiata, raggiungendo gli oltre 50.000 abitanti. Le costruzioni abusive a Casalnuovo si sono moltiplicate soprattutto in seguito al terremoto del 23 novembre del 1980 che si rivelò per la camorra un vantaggioso business. I clan della zona, con la complicità dell’Amministrazione comunale, riuscirono a trasformare terreni agricoli in zone edificabili. Il paese della provincia di Napoli venne trasformato in poco tempo in una foresta di cemento abusivo e, anche oggi è possibile notare gli effetti prodotti dall’amministrazione dell’epoca.

E’solo nel 2006 che lo scandalo dell’abusivismo edilizio a Casalnuovo viene, però, allo scoperto. L’allarme fu lanciato quando, tramite controlli satellitari, vennero avvistate numerose costruzioni abusive nella frazione di Casarea che, per portata, andavano a costituire una vera e propria “cittadella”. All’epoca c’erano all’incirca 70 edifici (per un totale di 450 appartamenti e un valore commerciale stimato intorno ai 50 milioni di euro) che, allo scoppio dello scandalo vennero posti sotto sequestro dall’Arma dei Carabinieri. Dalle indagini, coordinate dalla Procura di Nola, emerse che 42 appartamenti abusivi erano già stati venduti ad abitanti della zona, molti dei quali, si ritrovarono con mutui sulle spalle e risparmi di una vita persi, invocando l’aiuto delle istituzioni. Insomma, ‘un quartiere di cemento al posto dei broccoli’.

Non c’era una pietra, un tubo, un cavo elettrico, una ringhiera, una maniglia che stavano lì senza violare leggi, codice civile, norme di sicurezza, direttive europee. Non c’era un’autorizzazione, una licenza, un progetto approvato da qualcuno che avesse titolo per farlo, una delibera. Nel quartiere abusivo di Casalnuovo inoltre erano già pronti gli allacciamenti alla rete Enel.

La Procura di Nola era convinta che dietro la speculazione edilizia c’era in realtà la camorra e, riteneva di aver individuato in un uomo legato ai clan della zona quello che aveva gestito materialmente l’operazione, convincendo i contadini a vendere i terreni a buon prezzo e chiamando poi a raccolta un po’ di costruttori ‘amici’ ai quali affidare i cantieri. E non solo. Secondo i magistrati un investimento di queste proporzioni non poteva non aver avuto un garante politico, qualcuno in grado di assicurare ai costruttori l’accesso al condono edilizio. E certo non era un caso che i lavori, cominciati nel 2004, erano invece decollati un anno più tardi, subito dopo la sanatoria firmata dal governo Berlusconi. Ma quel provvedimento fissava un limite: potevano beneficiarne soltanto gli abusi completati entro il marzo 2003 e, a quei tempi in via Filichito e in via Tamburello (dove sorgeva il rione abusivo) i broccoli crescevano ancora in pace. In altre parole, puntavano alla sanatoria falsificando i documenti. Quindi a imbroglio doveva essere stato aggiunto imbroglio, probabilmente. Prima le costruzioni senza licenza e poi la falsificazione di documenti per far risultare le costruzioni precedenti al 2003. Questo non fu più possibile perché l’amministrazione provinciale mise a disposizione della Procura i rilievi fotogrammetrici dell’area di Casalnuovo, dai quali risultava che quattro anni prima della scoperta del rione abusivo la campagna era ancora inviolata.

E poi lo scenario più inquietante: due quartieri che sorgevano senza che nessun rappresentante del Comune – amministratore, tecnico o vigile - se ne fosse mai accorto, era una cosa quantomeno sospetta. Settanta palazzoni alti fino a sette piani di cui il Comune di Casalnuovo non si era mai accorto. L’ex sindaco Antonio Manna giurò di non sapere nemmeno dove si trovassero i palazzi abusivi (e di avere altro da fare) e di non essersi mai accorto di  nulla sullo scempio edilizio. Richiamando inoltre la cittadinanza per non aver mai segnalato il caso al Comune.

L’attenzione dei magistrati si concentrò soprattutto sull’ufficio tecnico e sui vigili urbani, ma le responsabilità erano molto più estese, probabilmente anche politiche. L’ipotesi di un patto tra imprenditori edili e camorra per attuare speculazioni con il beneplacito di ambienti della politica trovava sempre più credito presso i pm.

Nel dicembre 2007 il Consiglio Comunale fu sciolto per infiltrazioni camorristiche.

 

A Casalnuovo i quattro quinti delle abitazioni, e, quindi, quasi tutte, sono state costruite  abusivamente e, successivamente condonate. E’ una storia che va avanti da più di trent’anni, da quando Casalnuovo aveva 20.000 abitanti, ad oggi, quando gli abitanti sono oltre 50.000. Moltissimi in questi trent’anni hanno comprato le case, costruite abusivamente con la complicità ben pagata di quanti dovevano esercitare i controlli di legge, sapendo di poter contare sull’immancabile condono ogni due anni e, soprattutto, sulla benevolenza dell’Amministrazione comunale e degli altri Enti erogatori di servizi, per cui le case, se pure abusive, sarebbero state fornite di acqua corrente, elettricità, telefono, internet, gas di città, impianto fognario, illuminazione stradale, raccolta giornaliera dei rifiuti e, in più sarebbero state fornite di certificato di abitabilità e regolarmente accatastate.

L’abusivismo edilizio è un male endemico della nostra società napoletana. L’unico modo per fare smuovere un po’ l’economia asfittica dell’area metropolitana di Napoli sembra essere quello di continuare a consumare il territorio: con la costruzione di case, smaltendo rifiuti tossici, costruendo improbabili complessi alberghieri, impiantando centri commerciali enormi, riempiendo di capannoni vuoti il territorio, segno di un’industrializzazione mai avvenuta.

L’abusivismo edilizio è il sintomo di un malcostume, di imprenditori disonesti, che costruiscono con l’utilizzo di lavoro nero e materiali non sempre eccellenti, di tecnici comunali corrotti, di vigili urbani che non controllano ed intascano tangenti, di notai e progettisti che non fanno il loro dovere professionale, di politici apposta per continuare queste attività disoneste, della camorra che lucra su tutto imponendo il pizzo e l’usura.

Nella maggior parte dei casi di abusivismo edilizio sono i soggetti più deboli a pagare il prezzo più alto. La magistratura interviene con l’abbattimento delle abitazioni e avviando procedimenti penali nei confronti di costruttori e  amministratori pubblici, senza neppure porsi il problema di restituire il denaro versato per l’acquisto dell’immobile attraverso la stipula di un mutuo che il contraente è costretto a onorare anche in assenza del bene che garantiva la stessa concessione del mutuo.

Combattere l’abusivismo è diventato uno degli obiettivi fondamentali se si vuole riprendere sul serio la strada dello sviluppo di Napoli. Occorre un governo complessivo del territorio e non più una frammentazione in piccoli pezzi dell’area metropolitana, in cui ogni comune può decidere la destinazione del proprio suolo in deroga a tutte le leggi vigenti.


Pubblicato in Ricerche

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