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Lunedì 18 Aprile 2011 10:45

Sprechi e ricostruzione: l'inchiesta

Scritto da  Giuseppe Napoli
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Michele Iorio, commissario dopo sisma Molise Michele Iorio, commissario dopo sisma Molise

«Pronto, è l’ufficio sisma di Spinete? Vorremmo sapere la situazione sulla ricostruzione post sisma nel vostro comune». «Guardi, in tutta franchezza: qui il terremoto è stato solo avvertito, ma di danni non ne ha prodotti e anzi, piuttosto ha creato problemi da un punto di vista gestionale: qui ad esempio l’ufficio sisma è stato aperto cosi, tanto per, non c’è nemmeno nessuna delibera che lo certifichi…».

Possibile? Proviamo con un altro Comune. Telefonata al Municipio di San Massimo, giacché anche qui, 800 anime nel cuore del Matese, è stato istituito un ufficio sisma. «Buongiorno, vorremmo conoscere la situazione post sisma del vostro comune». Risposta: «Mi spiace, il mio collega è uscito e dovrebbe parlare con lui di queste cose, io purtroppo sono nuova in questo ufficio, ci lavoro solo da un anno e mezzo». Solo?

A ben pensarci, e al di là delle facili battute alla Brunetta, la signora potrebbe avere le sue ragioni: il terremoto in Molise risale a otto anni fa e ha fatto danni materiali in 14 centri, quelli cosiddetti del “cratere sismico”. A San Massimo, per esempio, non è crollato nemmeno un centimetro di intonaco, e la ricostruzione è una parola solo sentita in tv. Eppure anche qui, al pari degli 82 comuni della Provincia di Campobasso, esiste un “Centro Operativo Comunale”, o Ufficio Coc, istituito per fronteggiare l’emergenza e consentire la ricostruzione subito dopo il terremoto del 31 ottobre 2002.

L’iniziativa è nota, ed è firmata dal Presidente della Giunta Regionale Michele Iorio nelle sue funzioni di Commissario straordinario, un ruolo che gli ha dato ampissimi poteri consentendogli di scavalcare finanche i “suggerimenti” della Protezione Civile, che aveva avvertito sulla inopportunità di estendere il sisma all’intera Provincia portandolo anche, in termini di aiuti a imprese ed enti pubblici, fino a Isernia. Gli uffici sisma sono stati istituiti con decreto del Presidente-Commissario del 17 febbraio 2003, quando tutti gli 82 Comuni della Provincia di Campobasso sono diventati - con un colpo di penna o di bacchetta magica, dipende dalle interpretazioni - “terremotati”. Tra questi anche quei paesi dove il terremoto non ha danneggiato un bel niente.

Bisogna essere onesti, anche quando è scomodo: questo meccanismo è andato bene a tutti. Ogni sindaco ha potuto assumere “per chiamata diretta”, baipassando cioè qualsiasi criterio meritocratico o concorso (in piena emergenza, si capisce, non si può perdere tempo dietro alle graduatorie…) da due a quattro collaboratori, a seconda dei danni registrati nel Comune. Un modo facile e rapido per circondarsi di tecnici, geometri, consulenti (in genere amici) o anche persone senza requisiti specifici (in genere amici anche questi) preposti a gestire le difficoltà della ricostruzione e pagati all’incirca duemila euro al mese a testa. Potendo scegliere tra mille o duemila euro di retribuzione, il Commissario straordinario ha optato, comprensibilmente, per il tetto massimo previsto dal contratto.

Ovviamente, se nel giro di tre anni la ricostruzione fosse stata ultimata, così come da promesse politiche, oggi non staremmo qua a discutere ancora di uffici sisma, inefficienze e costi. Ma poiché sono trascorsi otto anni dal terremoto e la ricostruzione è ferma al 30 per cento, con paesi come Colletorto o Ripabottoni dove nemmeno uno sfollato è ancora rientrata a casa, vale la pena soffermarsi sull’organizzazione della struttura sisma della Regione Molise e, soprattutto, sui suoi costi.Come sia organizzata la struttura sisma in regione lo si legge sul “libro bianco sul terremoto”, edito poche settimane fa proprio da Michele Iorio e Nico Romagnuolo, il sub commissario. «Il Presidente della Regione Molise – Commissario delegato per la ricostruzione post-sisma, ha programmato e coordinato tutte le attività, avvalendosi di una Struttura centrale, con compiti principalmente di alta direzione, coordinamento e controllo circa l’attuazione ed il rispetto delle norme e delle procedure tecnico, amministrative e contabili, in cui è tra l’altro incardinato il Gruppo Tecnico delle Verifiche, la Commissione per il rilascio del nulla osta sismico, la Commissione per la Microzonazione, il Comitato Tecnico Scientifico».

Spiegata cosi la cosa non fa una grinza, ma andando a vedere in dettaglio le caratteristiche delle sotto-strutture, ecco che saltano fuori stranezze e incongruità. Il Comitato Tecnico Scientifico (CTS), per esempio, è stato istituito dal Presidente-Commissario delegato con decreto n. 19 del 2003. Con quale obiettivo? Dettare tutte le linee di indirizzo per l’iter della ricostruzione, approvate e rese esecutive dal Commissario delegato con propri decreti. E non solo. Il Cts, si apprende spulciando il libro bianco pubblicizzato in pompa magna, «ha fornito risposta a tutti i quesiti sottopostigli, per lo più finalizzati a dirimere perplessità dei Sindaci, nell’applicazione delle normative di riferimento, con finalità di uniformità interpretativa e di chiarimenti e approfondimenti, ove necessari. I pareri del CTS hanno dato luogo a decreti e circolari a firma del Presidente-Commissario delegato». In pratica, e a dispetto della snellezza annunciata dalla macchina organizzativa del “modello Molise”, un comitato per “le perplessità dei sindaci”.

Andando avanti, si arriva a conoscere più da vicino la Commissione per il rilascio delle autorizzazioni sismiche. Con decreto n. 143 del 2007 il Commissario delegato (sempre lui, Michele Iorio) decide che tutti i progetti di riparazione e ricostruzione post-sisma devono avere, tassativamente, l’autorizzazione sismica preventiva da parte di apposita commissione istituita presso la Struttura commissariale per le attività post-sisma. Fino al 2007 questo lavoro veniva sbrigato dagli Uffici Sisma dei Comuni, che in fondo sono stati istituiti proprio per questa ragione e che continuano a esistere in parte espropriati delle loro funzioni.

Certo, il terremoto non prevede una grande facilità di gestione e procedure e verifiche subiscono gli inevitabili condizionamenti di norme speciali che si accavallano e si modificano di continuo. Però il risultato concreto della macchina amministrativa che ha gestito e sta gestendo la ricostruzione appare più simile a un grosso e lento elefante che alla gazzella annunciata da Iorio all’indomani delle scosse, quando ha preso in mano le redini del comando dell’emergenza grazie ai poteri speciali che gli sono stati conferiti. Una struttura elefantiaca che, peraltro, costa. E parecchio. Il libro bianco sulla ricostruzione qualche numero lo fornisce, e facendo due calcoli si arriva a una stima più o meno credibile di quanto la macchina amministrativa sia costata e continui a costare.

Ecco i dati: dal 2003 al 2010 mantenere in piedi gli uffici della struttura commissariale che fa capo direttamente al Commissario Iorio ci è costato poco meno di sedici milioni di euro (per l’esattezza 15.745.746,74 1.96 euro sono le spese di mantenimento degli uffici predisposti per la struttura del Commissario delegato comprensive anche delle spese per i Centri Operativi Misti di Larino e San Giuliano di Puglia).A questo bisogna aggiungere i costi di gestione delle strutture periferiche, cioè gli uffici sisma sparsi negli 82 Comuni “decretati” terremotati, e che ammontano a poco meno di trentacinque milioni di euro (per l’esattezza € 34.780.873,59 4.32). Soldi impiegati per fare cosa? Per pagare gli stipendi dei tecnici e collaboratori assunti direttamente dai sindaci per fronteggiare l’emergenza abitativa e delle strutture pubbliche e velocizzare il processo di ricostruzione. Che, va ribadito per dovere di cronaca, otto anni e un mare di denaro dopo è fermo al 30 per cento, mentre la pioggia di finanziamenti pubblici sembra essersi arrestata.

E ancora: bisogna aggiungere dieci milioni di euro per spese di gestione non classificabili nelle altre categorie come l’acquisto di computer e spese telefoniche e solite voci di spesa “generiche” nei vari uffici sisma i cui costi – incredibilmente elevati – non hanno gravato sui bilanci delle amministrazioni ma, evidentemente, sulla struttura sisma. Insomma: complessivamente, fino a questo momento, sono stati impiegati quasi 60 milioni di euro solo per il mantenimento di strutture intermedie, gestiti quasi esclusivamente dal commissario alla ricostruzione Michele Iorio.

Denaro che suscita brividi di sconcerto se messo in relazione alle lungaggini della ricostruzione e ai paradossi dei progetti approvati. Come quello lamentato da molti sindaci, i quali sostengono, dati e date alla mano, che dal 2007 le procedure autorizzative dei progetti per la ricostruzione hanno subito un rallentamento notevole rispetto a quando erano gli stessi uffici sisma ad istruire i progetti. Cos’è accaduto? Che la commissione cosiddetta sismica è stata divisa in due, originando – tanto per alleggerire ulteriormente l’elefante – due sub-commissioni dove lavorano le seguenti persone: Ing. Carmelo Miozzi, Arch. Giovanni Litterio, ing. Sandro Paolone, ing. Alberto Lemme che ne è supervisore, Arch. Angelo Scardullo, Arch. Barbara Fiammella, Arch. Silvia Di Rienzo, geol. Pasquale Pellegrino, geol. Odilia Petrone e Ing. Vincenzo Di Grezia, coordinatore e nume tutelare di questa mastodontica commissione spaccata in due tronconi che lavorano con ritmi ed efficiente diversi. Così succede che una delle due sotto-commissioni preposte entrambe a dare il parere vincolante ai progetti sia più solerte dell’altra nel valutare e quindi autorizzare i progetti, mentre l’altra ci metta più tempo. Risultato: progetti presentati dopo, in ordine cronologico s’intende, vengono autorizzati prima di quelli che giacciono in commissione magari dallo scorso anno, creando non pochi problemi soprattutto ai sindaci che ricevono le lamentele di quei cittadini, che a ragione, si sentono scavalcati.

Un problema ammesso anche dall’Ing. Lemme, coordinatore delle commissioni, che in una lettera ad un comune del cratere sismico, sottolinea proprio questo aspetto, scrivendo che «può capitare che una delle due commissioni lavori di più e più velocemente rispetto all’altra, creando di fatto questo meccanismo». La domanda è inevitabile: se il lavoro è lo stesso e i progetti vengono divisi nello stesso numero, come può succedere che una commissione lavori più dell’altra?

Intanto, mentre alcuni progetti finanziati attendono il parere dal 2006 e finanche dal 2005, amplificando i ritardi della ricostruzione, c’è la rogna delle conferenze di servizio per l’approvazione definitiva degli stessi. Fino a un paio di anni fa, sostengono ancora i sindaci e diversi impiegati degli uffici sisma, in 6 mesi la conferenza di servizi si riusciva a riunire e dava il nulla osta per il progetto urbanistico di ricostruzione. Oggi invece la media di tempo che trascorre dall’inizio della pratica alla sua autorizzazione in conferenza di servizio è di 18-20 mesi. Forse definirla elefantiaca, questa imponente macchina amministrativa, è un eufemismo.

Michele Mignogna

Pubblicato in Molise

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