Domenica 10 Aprile 2011 14:21

L'Aquila combatte perche' vuole vivere

Scritto da  Sara Hay
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Piazza Palazzo, L'Aquila Piazza Palazzo, L'Aquila Barbara Vaccarelli

COSA VOGLIONO GLI AQUILANI?
C'è ancora qualcuno che se lo chiede eppure, la risposta a NOI sembra tanto semplice.
VOGLIAMO L'AQUILA.

Vogliamo il DIRITTO di ricostruirla.
Vogliamo la POSSIBILITA' di ricostruirla. NOI.

Rivogliamo la nostra città, perché rivogliamo la nostra storia, la nostra identità, il nostro passato perché nel nostro passato c'è anche il nostro futuro.

Rivogliamo la nostra città, dov'era e com'era. La rivogliamo brulicante di vita, di suoni, di profumi, di luci.

Me lo chiedo spesso, se chi non è aquilano (di nascita o di adozione) può capire.

Se puo' capire cosa si prova quando ogni volta che visitiamo la città - non importa se una volta alla settimana o una volta al mese, o quasi tutti i giorni - la vediamo sempre così, immobile, immersa nel silenzio, seminascosta dietro ai puntellamenti e alle imbragature, in alcuni punti con le ferite ancora scoperte, con le macerie ancora ai suoi piedi.
E quasi ovunque transennata, interdetta ai suoi stessi abitanti.

Cosa si prova. Tante volte tento di spiegarlo, di mettere in parole quel nodo che sale alla gola, misto a rabbia e speranza, e ogni volta, credo di fallire.

Tornai all'Aquila la prima volta dopo la terribile notte del sisma a fine luglio 2009.

Scelta obbligata, da Via Strinella. Passo davanti Collemaggio, a prima vista, intatta. La facciata nasconde la devastazione al suo interno.
La Villa Comunale: un po' di gente è tornata a rianimare il parco.

Ecco, mi si apre davanti il Corso: per la prima volta, dopo il 6 Aprile, mi sento salire le lacrime agli occhi. Fino ad allora, ero riuscita ad anestetizzare le mie emozioni, ero riuscita a tenerle ben chiuse e a guardia ci avevo messo quella Freddezza Aquilana su cui tante volte abbiamo scherzato.

Anche quando arriva il terremoto, ormai ci siamo abituati, diciamo "a're-esso quissu" [eccolo di nuovo].

Passeggiata sotto i ponteggi fino a Piazza Duomo. Qualcuno c'era, a visitare la città fantasma. Ma non riuscivamo a restituirle nemmeno un po' della sua anima, perché anche neanche noi, allora, eravamo in grado di ritrovare la nostra.

Si è andati avanti così, anche a Natale, quando qualche stella illuminava la Villa, "ju tunnel" e la Piazza, di una luce fredda, come il cuore di chi passava sotto quei ponteggi, alla ricerca di brandelli di identità, sbriciolatesi la notte del 6 Aprile.
C'era gente, si chiacchierava, ma il freddo pungente era meno intenso di quello che ancora avevamo dentro.
L'Aquila P.T. (post terrae motum)



Quelle strade...
quei vicoli...
quei palazzi...

quelle case...

quella città...


Piazza Duomo, San Bernardino, Piazza Palazzo, il Castello, Piazzetta IX Martiri, il Corso...

Luoghi che conoscevamo fin da piccoli, percorsi tante e tante volte, nell'andare a scuola, a fare lo "struscio" sotto i portici, a fare la spesa, al cinema, a prenderci la pizza.
Quei luoghi...
Da averli ormai stampati nel cuore in tutti i particolari, quasi che non siano più una cosa che "vedi", ma che hai dentro, che fa parte integrante di cio' che sei stato e di cio' che sei.
Quei luoghi...
Quando facevamo sciopero e facevamo mezzo chilometro a piedi per prendere l'autobus - che importa, era sciopero, viva la libertà! - e andavamo a prenderci il gelato in centro e poi tutti in piazza, ognuno per prendere l'autobus per il proprio paese o quartiere.
Quando chi come me vive in un paese o in una frazione a pochi Km dal centro, diceva "oggi andiamo a L'Aquila", come per dire, in città, dove c'è il punto d'incontro, il CENTRO dove convergevamo da tutti i paesi intorno.
E ora? No, un centro commerciale in periferia non puo' sostituire tutto questo.

Non può sostituire quei luoghi...
sai il nome di tutti i negozi, di tutti i palazzi, di tutti gli angoli.
Alcuni portano affettuosi nomi dialettali, a seconda del paese da dove vieni.
Belvedere, la Riera (La Rivera), 'Npiazza (In piazza), Ji Portici, Ji Quattro Cantuni, Piazza Palazzo, Le 99 Cannelle, Porta Leone, Porta Napoli, 'Ncastejju ("In Castello", cioè al Castello cinquecentesco), Via Marrelli, La Fontana Luminosa, Collemaggio.

E ora?
E' questa L'Aquila?
E' questa la nostra città?
La guardiamo così, ferita, vuota, irreale, e ancora una volta ci sfiora quella sensazione.
E' un sogno...............................................

Poi è scattato qualcosa. Una risorgenza di orgoglio, per dire che quella notte NOI NON RIDEVAMO.
La depressione si è mutata in rabbia.
La rabbia si è mutata in determinazione.
E fu così che arrivarono le Carriole.

L'Aquila e le sue macerie.
Ogni pietra, ogni coppo, ogni tegola, è un frammento di storia, è un pezzo di cio' che noi oggi siamo.
Occorre salvare e riutilizzare tutto ciò che si può recuperare.

Nel bene e nel male, le Carriole hanno riportato gli aquilani all'Aquila. Non soltanto fisicamente, ma emotivamente.

Ed ecco, ora sì che L'Aquila sente quel calore che finalmente comincia a sciogliere il gelo che dal 6 Aprile la teneva in una morsa, ibernata, come i cuori dei suoi abitanti e di chi la ama.
L'Aquila sente quel calore e ce lo restituisce, almeno a noi così sembra.
Bambini, ragazzi, adulti, anziani, tutti insieme, si ritrovano, tornano a parlare, a TOCCARE la città, fisicamente, c'è chi non ha nemmeno messo i guanti perché vuole sentire il contatto con quelle pietre, con quei mattoni, con quella STORIA lunga quasi 800 anni che è la nostra storia, che siamo NOI.

Sembra che le facciate di palazzi e chiese, come quinte teatrali che ingannano chi passeggia per queste strade senza sapere, abbiano voluto resistere per dirci che possiamo farcela, che L'Aquila c'è, che abbiamo un punto da dove ripartire.
L'Aquila che conserva la sua bellezza anche così, fasciata, puntellata, lesionata, diroccata, svuotata di voci, suoni, colori, profumi.

Ma sì, questa E' L'Aquila.
Questa E' LA NOSTRA CITTA'.

Allora, pian piano, si diventa consapevoli che non si può aspettare ancora.
E cominciano le manifestazioni.
L'audacia aquilanorum che in tanti hanno provato e ancora provano a reprimere riporta la nostra città sotto quei riflettori che qualcuno aveva provato a spegnere.
E' storia recente.

Abbiamo il DOVERE di ricostruire la nostra città.

Rivendichiamo il DIRITTO di ricostruire la nostra città.

Pretendiamo la POSSIBILITA' di ricostruire la nostra città.

Fondi certi, zona franca, tassa di scopo, agevolazioni fiscali...
ciò che conta è che la ricostruzione deve partire dal basso. Dai cittadini.
La ricostruzione dell'Aquila deve ESSERE AFFIDATA AGLI AQUILANI.

Ora non possiamo più accettare che altri si pongono come depositari del "sapere cosa è meglio per noi"

L'Aquila nella sua bellezza immutata che come gli aquilani nasconde pudicamente all'interno le sue ferite devastanti deve tornare ad animarsi di voci, suoni, colori, profumi.

Non possiamo più accettare questo stato di CITTA' PROIBITA, interdetta ai suoi stessi abitanti.

Perché per ritornare alla VITA, lei ha bisogno di NOI.

"Anche se questo è soltanto
un insignificante inizio,
Ora la speranza
che custodivo segretamente nel mio cuore
diventa coraggio
Raccolgo e raduno i frammenti dei miei sogni
sparsi in mille pezzi
Un passo, poi un altro
Questa diventerà la risposta."

STIAMO LOTTANDO PER RIAVERE LA NOSTRA CITTA', perché L'AQUILA VUOLE VIVERE.

L'Aquila Bella Mé...

 

Sara Hay

Pubblicato in Abruzzo