Lunedì 04 Aprile 2011 16:18

1980 - 2010: 30 anni di medicina veterinaria delle catastrofi

Scritto da  Giuseppe Napoli
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Nel 1980 nasce la disastrologia veterinaria italiana, quando, in occasione del terremoto dell’Irpinia del 23 novembre del 1980 il Ministero della Sanità-Direzione Generale dei Servizi Veterinari - chiama il Prof. Adriano Mantovani a coordinare le attività veterinarie nelle zone terremotate. Dalla facoltà di Medicina Veterinaria di Bologna partirono un gruppo di sei studenti e veterinari neolaureati con mezzi di trasporto e logistica personale e autonoma. I veterinari svolsero nelle zone terremotate: riorganizzazione dei servizi veterinari, smaltimento delle carcasse, gestione dei cani vaganti/randagi; si interessarono dell’alimentazione e cura degli animali, si attivarono per il recupero di ricoveri degli animali, delle attività di macellazione degli animali, della raccolta e distribuzione del latte. I morti furono 3000 e le case distrutte oltre 350.000. Nel 1980 non era ancora presente una ben precisa organizzazione del sistema di protezione civile italiano. Intorno al Prof. Mantovani si forma un gruppo di veterinari che successivamente al 1980 gestiranno le numerose emergenze che hanno colpito l’Italia. Per quanto attiene alla gestione dei terremoti, dopo quello dell’Irpinia, vi è stato il terremoto del 1997 delle Marche, successivamente i veterinari sono stati coinvolti in quello del 2002 della Puglia e del Molise e recentemente sono stati coinvolti per la gestione del terremoto del 2009 che ha colpito l’Abruzzo. Dal 1992 l’Italia è dotata di un servizio nazionale di protezione civile che fa riferimento attraverso il dipartimento della protezione civile direttamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tale collocazione ha garantito l’attivazione di un Sistema Complesso di Protezione Civile, che contiene tutte le componenti della Pubblica Amministrazione e non, utili alla gestione delle  emergenze. Quindi, nel Sistema Complesso di P.C. è inserito il Servizio Sanitario Nazionale e, quindi, a pieno titolo le attività di Sanità Pubblica Veterinaria. Nei poster che costituiscono la mostra sono presenti le testimonianze, le procedure, i modelli attivati dai servizi veterinari nei vari terremoti. Una esperienza particolarmente interessante è stata svolta dal gruppo dei veterinari in occasione dell’emergenza Kossovo. Nel 1999 la popolazione kossovara fu costretta, per la guerra civile, ad abbondare le proprie case e rifugiarsi all’estero. La maggior parte dei profughi furono ospitati in Albania e in Macedonia. I veterinari in Albania furono impegnati, in particolare, nella gestione delle mense dei campi profughi. La Protezione Civile Italiana in quell’occasione  ha dato assistenza a 50.000 profughi; furono utilizzati 5.400 tende, 26 cucine da campo, 290 containers, 2 ospedali da campo, 5 Posti Medici Avanzati (PMA). Le attività dei veterinari si sono espresse nella vigilanza nella preparazione e somministrazione dei pasti, sulla potabilizzazione delle acque, sulla corretta gestione dei magazzini, cucine, mense. Tale attività è stata riconosciuta di particolare rilevanza ed una sintesi di tale attività è stata pubblicata sul Weekly Epidemiological Record  del WHO. Recentemente, i servizi veterinari sono stati coinvolti anche nei casi di emergenze da inquinanti chimici (PCB, diossina, beta-esaclorocicloesano ). Accanto alle attività propriamente di gestione di emergenze veterinarie non epidemiche, il gruppo ha svolto attività anche nel settore della pianificazione, il gruppo ha partecipato attivamente alla pianificazione della SOT (Sicilia orientale terremoto) inseriti nelle attività della funzione sanità. Un esempio di pianificazione autonoma sono le linee guida per la gestione delle attività di sanità pubblica veterinaria nell’ambito del piano Vesuvio. Il Vesuvio è uno dei vulcani più conosciuti e studiati nel mondo e la protezione civile nazionale ha prodotto un piano di evacuazione della popolazione di oltre 600.000 abitanti che vive intorno alle pendici del Vesuvio, lo scenario del piano Vesuvio è configurato dai vulcanologi come un’eruzione attesa di tipo sub-pliniano paragonabile a quella del 1631. Su questo scenario e in base allo stato del vulcano, si articola un sistema di allerta che vede un livello di attenzione, un livello di pre-allarme e un terzo livello di allarme vero e proprio. Su questo impianto i servizi veterinari hanno redatto un proprio piano. Il gruppo di lavoro che ha redatto tale piano fu costituito veterinari  delle aziende sanitarie locali del territorio napoletano, della Facoltà di Medicina Veterinaria di Napoli, della Regione Campania, dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno, sotto il coordinamento del Dipartimento della protezione civile - Servizio Emergenze Sanitarie. Decisivo fu il ruolo del centro di collaborazione OMS-FAO per la Sanità Pubblica Veterinaria presente presso l’Istituto Superiore di Sanità di Roma. All’interno della mostra, vengono, inoltre, rappresentate alcune esperienze su elaborazione di procedure e gestione nelle emergenze legate alla Sicurezza alimentare, vengono rappresentati alcuni interventi nei PVS di situazioni quali : Simulazione di uragano in Nicaragua, Emergenza alluvione in Mozambico, interventi veterinari nei campi profughi del Saharawi.

Pubblicato in Attualità