Sabato 25 Giugno 2011 14:38

San Giuliano di Puglia mette in vendita i gioielli di famiglia

Scritto da  Michele Mignogna
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“E’ paradossale, ma per far fronte ai risarcimenti chiesti dalle famiglie delle vittime del terremoto, esercitando un loro diritto, siamo costretti a vendere le opere realizzate nella ricostruzione e che potevano rappresentare un volano di sviluppo per il territorio, e tutto questo perché lo Stato non interviene”. Queste le parole piene di amarezza di Luigi Barbieri, primo cittadino di San Giuliano di Puglia, luogo simbolo della devastazione del terremoto del 2002. L’annuncio fatto alla cittadinanza nel corso di una assemblea molto partecipata, si è reso necessario in quanto con sentenza del 25 febbraio del 2009, la Corte di Appello di Campobasso ha condannato in solido il Comune fortorino, con gli altri imputati nel processo per il crollo della Jovine, dove morirono 27 piccoli alunni e la loro maestra, a risarcire le famiglie delle vittime con una provvisionale di 12 milioni di euro, più 456 mila euro per le spese legali. A questo punto, l’amministrazione comunale non può far altro che mettere in vendita, e con la speranza di riuscirci, i beni costruiti dopo il sisma come la piscina, un ala del nuovo istituto scolastico dove oggi ha sede un call center ed il palazzo polifunzionale con annessi laboratori che dovevano servire all’università, oltre chiaramente ad altri beni, non pignorabili, come alcuni terreni di proprietà dell’ente. Una scelta difficile che però non ha mancato di sollevare polemiche, all’interno di una comunità già di per se divisa. Ma andiamo con ordine, facendo seguito alla sentenza il sindaco si è reso conto da subito che le finanze del municipio non gli permettono di pagare la provvisionale, e cosi ha chiesti aiuto allo stato, che per tramite di Guido Bertolaso, era riuscito ad inserire un emendamento al maxi decreto mille proroghe di fine 2010, a quel punto Tremonti ritirò tutti gli emendamenti e mise la fiducia sul decreto, ragion per cui saltò anche quello di San Giuliano, sul quale, il consigliere più ascoltato da Berlusconi, Gianni Letta, si era impegnato ma senza riscontro. “Non possibile che per Viareggio – continua Barbieri – dove un treno privato ha provocato morte e distruzione si è il Governo ha fatto una legge per risarcire le vittime, e per i piccoli angeli di San Giuliano nessuno si muove, eppure loro sono morti in una scuola pubblica”. Già ed è proprio questo che desta maggior scalpore, tra i cittadini, e soprattutto tra i genitori di quei bimbi, con la sola colpa di essersi recati, quella mattina in una scuola dello Stato, e la disparità di trattamento che hanno ricevuto, sicuramente – ha commentato il genitore di uno di loro – i deputati della Toscana sono più considerati dei nostri. Ora che fare quindi? Innanzitutto il Comune ha proceduto ad una verifica dei beni di proprietà, trovando cosi 128 ettari di terreni da vendere, più 700 mila euro di disavanzo di amministrazione accumulati in questi anni, che insieme ad un premio assicurativo sulla scuola di 1 milione di euro, mentre le infrastrutture in vendita porterebbero nelle casse del Comune altri 6 milioni di euro circa, ammesso che si riescano a vendere, si garantirà una prima tranche di risarcimento, che l’amministrazione concorderà con gli aventi diritto, in una rateizzazione di tre anni, successivamente ogni anno cercherà di vendere un bene ogni anno e continuare cosi a risarcire le famiglie. Ma quali scenari si possono aprire adesso, francamente nessuno lo sa, l’amministrazione ha individuato questa strada che sembra più praticabile, un'altra sarebbe quella di dichiarare lo stato di dissesto finanziario, “ma in questo caso – spiega Barbieri – la situazione si complica, in quanto il Prefetto dovrà nominare un commissario ad acta per far uscire il Comune dal dissesto, e la prima cosa che fa un commissario, ma lo deve fare per legge, è aumentare tutte le tasse locali, e concordare con i creditori una transazione che se si è fortunati arriva al 50 per cento del dovuto, con una doppia beffa e cioè che anche le famiglie creditrici, dovranno pagare di più per i servizi essenziali”. Una situazione difficile insomma dove l’assenza dello Stato nazionale è rumorosa e dove, soprattutto l’assenza dei parlamentari molisani diventa inutile ed insignificante, se si pensa alla questione di Viareggio. Il sindaco nel concludere il suo intervento ha però richiamato la comunità all’unità, e a non dividersi ulteriormente, in quanto solo in questo modo si può affrontare una situazione che riapre vecchie ferite, ma rischia anche di crearne altre. Infine è fin troppo scontato che se cosi vada la storia, e cioè che a pagare subito sarà il Comune, quest’ultimo si rifarà successivamente sugli altri condannati, i quali però a quanto pare non posseggono più nulla.

Michele Mignogna

Pubblicato in Molise