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Venerdì 20 Maggio 2011 16:24

Quei panni sporchi. La vita "bene" di una famiglia di Secondigliano

Scritto da  Maria Valeria Vendemmia
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Anna si svegliava ogni mattina per preparare la colazione ai suoi due bambini. La gatta la svegliava salendo sul letto dopo aver passato la notte da una coperta all'altra. Era una casa non piccola e neanche grande, ma accogliente. In un condominio. Ma a Secondigliano.

Lei si era diplomata. Era cresciuta lì. Si era sposata. E anche Alfredo suo marito era cresciuto lì. La loro era una famiglia agiata borghese in un luogo diverso. Una famiglia come tante. Un vestito buono in mezzo ai panni sporchi. E i panni sporchi c'erano anche in quella famiglia, ma quella mattina Anna ancora non lo sapeva.

La casa, un bilocale, di quelli con la veranda abusiva che da queste parti sono la normalità, era moderna. Quando lei e Alfredo si erano sposati la mamma e il papà di Anna, che abitavano di fianco, l'avevano comprata dai loro vicini. E l'avevano  fatta ristrutturare da un amico di famiglia architetto.Per la figlia e il genero, che, poverino, non aveva avuto una famiglia. E quella famiglia, che aveva desiderato da sempre, se l'era adottato questo ragazzo da quando aveva sedici anni e il padre era stato messo alla porta dalla mamma, insegnante, un po' sopra le righe, che quel figlio in un quartiere difficile lo aveva un po' abbandonato alla strada e alle abitudini che qui diventano  lo spauracchio della malavita.

Ma lui era un bravo ragazzo. Si era rimboccato le maniche aveva messo sù una fabbrica di scarpe e Anna alla fine se l'era sposata.

Così Anna, che non aveva mai avuto problemi di soldi, ora faceva una vita anche migliore.

I bambini crescevano, erano sani e belli.

E crescevano lì.

Come erano cresciuti lì loro due, perché "se ti fai i fatti tuoi anche qui puoi crescere, bene".

Anna si era svegliata era andata a fare il caffé.

Il gatto miagolava e lo fece mangiare.

Alfredo in quei giorni era sempre lo stesso.

Nessun presagio. Nessun indizio.

Le solite cose. I suoi viaggi di lavoro. Perché i clienti Alfredo ora li aveva in tutta Italia.

Il progetto di ricominciare a lavorare messo sotto il cuscino che le faceva compagnia nelle ore di sonno.

Lei precaria, abilitata alla siss, quell'anno la chiamata dalla solita scuola non l'aveva avuta.

Così sognava di farsi una scuola tutta sua con i risparmi del padre, ex diregente Inps in pensione.

Le vacanze per l'estate. Nel solito villaggio o in uno nuovo. chissà.

La macchinetta del caffé borbottava. Aveva acceso il computer, per il solito post di buongiorno su facebook, che l'aiutava a sentirsi meno sola e meno disoccupata. La solita canzone degli anni '80 taggata da you tube ai suoi ex compagni di classe. Ma Anna non aveva spento "sotto il fuoco" e si era sporcato tutto.

Alfredo è in piagiama. Anna in lacrime. I panni si erano sporcati per sempre.

Tutte le sere da due anni "sono andata a letto chiedendo a mio marito se le vacanze ce le potevamo permettere. Se non era troppo caro quell'orologio che aveva comprato. Se il fay e le Tod's per un bimbo di sei anni non erano un po' troppo".

Tutt le sere la stessa risposta.

"Stai tranquilla".

I debiti erano più di 500mila ero. Tutti interessi.

"Quella gente non scherza".

Anna era scappata dalla mamma, anche lei insegnante. La mamma non aveva urlato, non aveva parlato, non aveva pianto. Il padre piangeva e urlava.

Gli strozzini erano tanti. E Alfredo da otto anni era alla loro mercé. Aveva cominciato per pagare un finanziamento. Poi le carte di credito, i fornitori, la voglia di apparire non meno di altri, laddove gli altri non sempre fanno lavori onesti e usuano soldi puliti.

Dove la macchina e l'orologio contano più di quello che sei.

Un amico, un collaboratore, un consiglio sbagliato, un gioco sporco.

Da tremila a 500mila euro è " 'na bvuta d'acqua" come si dice da queste parti.

Le minacce ai bambini sono come un articolo già letto. Fatti di cronaca già visti.

Al telegiornale una sera come tante.

Un amico poliziotto portato a casa da un parente la fa facile, si cambia nome, si va in Trentino o in Friuli o in Valle d'Aosta, si dimentica la famiglia, si volta pagina, un'altra vita.

Il padre di Anna cerca di convincere Alfredo ad andare da Padre Rastrelli a denunciarli tutti quei bastardi.

Lui non vuole. Anna urla "ce n'amma j a cà".

Nessuno vuole. La dignità e la forza per denunciare non abitano qui. Qui abita la paura, la paura di vivere e di dire no. Ma qui non abitano più Anna e Alfredo.

Ora vivono tutti insieme. Hanno pagato qualcosa, non tutto. La casa con la veranda abusiva ora è la casa di qualcun altro.

La prossima scadenza sta per arrivare. La casa dei genitori di Anna è già in vendita.

Lei mi ha confessato che non lo perdonerà mai.

Che vuole che il figlio cresca lontano da lì, "perché è troppo intelligente e qui questo è un guaio".

L'altro giorno su facebook è tornata a postare

e il suo post faceva così:

La mia mamma si chiama Anna ha trentacinque anni.é molto bella e alta e magra, ha i capelli lunghi e biondi.

La mia mamma mi piace perché è dolce e buona con tutti, tranne con mio padre....

I nomi sono stati cambiati ma la storia è vera. Il luogo, Secondigliano, quartiere di Napoli, anche.

Maria Valeria Vendemmia

Pubblicato in Campania - Basilicata

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