fondazione Mida

Erano i paesi della lentezza, del silenzio, della fatica, della beata ignoranza che fa diversi i giorni sempre uguali. Lavoravano e non partivano mai. I campi, la chiesa, la piazza, il bar. Stagioni, mesi e anni scanditi dalle domeniche, dal mercato, dalle feste, dalle processioni. Muscoli, tempra, e sudore sempre, negli inverni gelati come nelle miti estati. E, ogni sera, quasi all'ora della scossa, i più vecchi si addormentavano: cullati da trentacinquemila tonnellate di tritolo, perché venti chilometri sotto terra secoli di impercettibili movimenti della crosta terrestre avevano già innescato la micidiale bomba del terremoto. S i alzavano all'alba e…
Pochi minuti, i sismografi impazziti, interi paesi crollati. La morte e la vita di migliaia di uomini e donne sconvolta per sempre. Sì, il terremoto è come la guerra, peggio della guerra. Condiziona la vita, il futuro, ogni prospettiva, finanche i sogni. Prima e dopo del terremoto. Da allora, dal quel 23 novembre 1980 la gente della Campania e della Basilicata si esprimerà così. LA SCOSSA  (Nono grado della Scala Mercalli, 2700 morti accertati, 9mila feriti. Come l'esplosione di una bomba atomica) Le chiese, le masserie e le case antiche. Ma anche gli edifici pubblici, le palazzine e le villette…
3
Succ.
Fine
Pagina 3 di 3

Il Filo della Memoria:racconti, storie e testimonianze

FIL - Il sentimento dei luoghi

L'Aquila emotion