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Lunedì 09 Maggio 2011 11:53

La ricerca: la comunità di Caposele 30 anni dopo il sisma

Scritto da  Giuseppe Napoli
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La ricerca: la comunità di Caposele 30 anni dopo il sisma foto tratta dal sito del Comune di Caposele

Come cambia (se cambia davvero) il sentimento della fiducia di una comunità travolta dal terremoto a distanza di anni? Esiste una forma di accountability degli amministratori che hanno gestito la fase della ricostruzione? E cosa accade quando, terminata la ricostruzione, emergono nuovi dislivelli sociali che disgregano la comunità anzichè cementarne l'identità? A queste ed altre domande hanno risposto i cittadini di Caposele, provincia di Avellino, uno dei tanti paesini distrutti dal sisma del 1980. Interrogativi che fanno parte di un questionario redatto da Teresa Caruso, ricercatrice dell'Università di Bergamo, che ha curato l'indagine antropologica dal titolo "A trent’anni dal terremoto: fiducia, cooperazione e mutamento sociale in una comunità della Campania”. Di seguito, un'anteprima del lavoro che verrà illustrato nei prossimo mesi dall'Osservatorio sul dopo sisma.

 

 

 

Il questionario, uno strumento di ricerca antropologica: le domande di un osservatore esterno

di Teresa Caruso

Inserito all’interno del progetto di ricerca in ambito antropologico, finanziato dalla Fondazione MIdA e patrocinato dall’Università degli Studi di Bergamo, il questionario è uno tra gli strumenti della ricerca sul campo volta a interpretare i cambiamenti sociali che una catastrofe, qual è stata il terremoto del 1980, può causare all’interno di una comunità.

Realizzato dopo circa quattro mesi di osservazione partecipante nella comunità oggetto di studio, Caposele, comune in provincia di Avellino, il questionario ha come obiettivo l’approfondimento degli aspetti che vengono portati alla luce durante le conversazioni spontanee con gli abitanti del paese.

L’importanza di questo strumento non deriva soltanto dall’analisi quantitativa che da esso si può trarre, ma anche dalla possibilità che offre allo studioso di presentarsi negli ambiti più disparati: dalle scuole agli esercizi commerciali, dalla sala d’attesa dei dottori alla sede di un’associazione locale, da un bar al vicino di casa della persona intervistata due minuti prima, in quello stesso bar. Oltre a fungere da “biglietto da visita”, il questionario è lo spunto per intavolare una discussione, approfondire le opinioni, ripercorrere i ricordi, percepire le emozioni e talvolta anche le incongruenze dell’intervistato.

Proprio per questo motivo, su 370 questionari, pari al 10% della popolazione residente, circa 200 sono stati distribuiti alle famiglie attraverso il coinvolgimento degli alunni delle scuole locali, mentre il restante è stato somministrato personalmente all’intervistato.

Veniamo al contenuto. Fanno da cornice le tematiche concernenti le scelte della ricostruzione, gli effetti dei finanziamenti concessi dallo Stato, i cambiamenti nel sentimento di fiducia riposto nell’altro e nell’istituzione e, infine, la percezione del fenomeno della corruzione. I dati richiesti all’interno della parte generale servono a fotografare il campione intervistato in termini di età, sesso, titolo di studio e occupazione per poter fare poi uno studio di genere e per fasce d’età.

La sezione B riguarda la ricostruzione post-terremoto. Partendo dal presupposto che i cittadini hanno lottato per avere una ricostruzione in sito, chiedendo all’amministrazione locale di ricostruire tutto “dov’era e com’era” prima del sisma, si chiede all’intervistato se, a distanza di trent’anni, rifarebbe la stessa scelta. E quali sono stati i vantaggi.

Oltre alle case, anche la comunità è ritornata dov’era? In realtà, leggendo le domande del questionario, si può già dedurre la risposta: con la ricostruzione sono nate nuove contrade e i piani di zona.

Si vuole poi capire quali siano stati gli effetti del terremoto sulla comunità: la caduta dei muri, quelli veri, ha comportato la caduta dei tabù e una maggiore propensione al confronto? La ricostruzione ha migliorato le condizioni di vita? Quanto il terremoto è stato interpretato, seppur nel dramma, come un’occasione di sviluppo per queste terre? I finanziamenti concessi dallo Stato sono stati impiegati rispettando le esigenze dei cittadini? La loro quantità ha influito sulla qualità della gestione da parte delle amministrazioni comunali? Quanto è importante in questi casi il controllo e la cooperazione tra cittadini? E se la gestione fosse stata inadeguata e i cittadini non avessero usufruito di tali finanziamenti in maniera equa, quanto questo potrebbe aver influito sui rapporti collettivi?

La terza parte del questionario infatti indaga il livello di fiducia riposto nell’altro, inteso come familiare, vicino, amico o compaesano, nelle istituzioni locali come l’amministrazione comunale, la parrocchia e le associazioni e infine nelle istituzioni nazionali e internazionali, quali lo Stato e L’UE. Infine, all’interno di questo contesto in cui l’amministrazione di un piccolo comune vede entrare nelle proprie casse una grande quantità di fondi per la ricostruzione, troppi per saperli gestire, è interessante capire come viene percepito il fenomeno della corruzione. Quanto i comportamenti corrispondano effettivamente a ciò che si esprime.

Ci si chiede se, dopo quanto successo, i cittadini siano ancora in grado di cooperare tra loro, partecipare alle attività di un’associazione e vedersi parte della medesima comunità. E se così non fosse bisognerà trovare nuovi punti di riferimento e la forza per essere fautori del proprio avvenire.

 

Pubblicato in Campania - Basilicata

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