fondazione Mida

Stefano Ventura

Stefano Ventura

Stefano Ventura (1980) è nato in Svizzera, è cresciuto a Teora (Avellino) e vive a Siena. Si è laureato in Storia all’Università di Siena con una tesi dal titolo “Irpinia 1980-1992: storia e memoria del terremoto” (relatore il prof. G. Santomassimo) e ha conseguito il titolo di dottore di ricerca nel 2009 presso la scuola di dottorato in Scienze Storiche, Politiche, Giuridiche e Sociali dell’Università di Siena con progetto di ricerca su “L’Irpinia dopo il terremoto” (tutor: prof. Simone Neri Serneri).

Coordina con l’Osservatorio sul Doposisma della Fondazione MIDA (Musei Integrati dell’Ambiente) di Pertosa (Salerno), collabora con la Fondazione Officina Solidale Onlus e con altre fondazioni e enti di ricerca pubblici. E’ amministratore del sito ORENT (Osservatorio sui rischi e gli eventi naturali e tecnologici – Università di Siena). Ha svolto il ruolo di tutor per l’Agenzia Formativa Arci di Siena. Attualmente insegna Italiano e Storia nelle scuole superiori della provincia di Siena.

Ha partecipato a diversi convegni e seminari sui temi legati alle catastrofi naturali, alla Protezione Civile e alla memoria del terremoto del 1980. Tra questi si segnala il convegno internazionale “La memoria delle catastrofi” (Napoli, 25 e 26 novembre 2010, Università Federico II, Associazione Italiana Storia Orale),  “Ambiente rischio sismico e prevenzione nella storia italiana” (Università di Siena,  2 dicembre 2010), “Sud, familismo amorale e crisi civile” (Fondazione MIdA, 9 ottobre 2010).

Cura una rubrica di storia locale sul trimestrale “Nuovo Millennio”, pubblicato a Teora (Av), ed è amministratore di un blog (teoraventura.ilcannocchiale.it).

Tra le sue pubblicazioni si segnalano:

- Oltre il rischio sismico. Valutare, comunicare e decidere oggi, Carocci, Roma, 2015 (con Fabio Carnelli);

- Non sembrava novembre quella sera. Il terremoto del 1980 tra storia e memoria, Mephite, 2010, prefazione di Antonello Caporale.

- Vogliamo viaggiare non emigrare. Le cooperative femminili dopo il terremoto del 1980, Edizioni di Officina Solidale, 2013, prefazione di Luisa Morgantini.

-          Il terremoto dell’Irpinia. Storiografia e memoria, in Italia Contemporanea, n. 243, giugno 2006, pp. 251-269.

- Le macerie invisibili, Rapporto 2010, Osservatorio Permanente sul Doposisma, Fondazione MiDA, Pertosa (Salerno), novembre 2010.

-          I terremoti italiani del secondo dopoguerra e la Protezione Civile,www.storiaefuturo.com, n. 22, marzo 2010.

-          I ragazzi dell’Ufficio di Piano. La ricostruzione urbanistica dopo il terremoto in Irpinia, I frutti di Demetra. Bollettino di storia ambientale (n.22-2010).

-          Prefazione a Benvenuto Benvenuti, Semiseria analisi lessicale di un disastro naturale, Montedit, Melegnano (Milano), 2009.

-          Il lavoro in Irpinia negli anni del terremoto, in La storia della CGIL irpina dal 1948 ad oggi, a cura di Giovanni Marino, Avellino, 2010.


Informazioni di contatto: ventura80@libero.it

www.orent.it

URL Sito: http://teoraventura.ilcannocchiale.it

Miriam Favale si è laureata nel novembre 2011 in Scienze della Formazione all'Università di Salerno con una tesi dal titolo: Terremoto del 1980: conseguenze post-traumatiche da stress (relatore il prof. Bruno Moroncini). Riportiamo qui l'abstract che Miriam Favale ci ha inviato e, in allegato, l'indice della sua tesi.

L'Osservatorio sul Doposisma riceve spesso segnalazioni di tesi di laurea, specializzazione, di studi e attività che hanno a che fare con i terremoti e i disastri in genere. Chiunque ne avesse voglia e piacere può inviarci del materiale; noi potremmo dedicargli un articolo, creando un piccolo spazio, una vetrina in cui esporre e parlare dei propri studi e interessi; è una forma di riconoscimento e di condivisione utile a creare dibattito e approfondimento. Potete contattarci a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

 

MIRIAM FAVALE

 

Terremoti e conseguenze post-traumatiche da stress


In questo elaborato si intende affrontare un argomento particolarmente delicato e attuale, legato al complesso rapporto tra catastrofi naturali e loro conseguenze psicologiche, a breve, medio e lungo termine, su individui e collettività che li subiscono.

È ampiamente dimostrato dagli studi di settore, infatti, come le popolazioni colpite da eventi catastrofici debbano fronteggiare non solo i disagi materiali legati agli effetti distruttivi innescati dagli eventi stessi, ma anche, nel corso del tempo, i profondi traumi psichici derivanti dalla scomparsa dei precedenti punti di riferimento, di tipo affettivo e/o esistenziale.

La distruzione materiale di un paesaggio, intendendo il termine nel suo significato geografico e ‘psicologico’ più profondo, implica la scomparsa di un vero e proprio ‘micromondo’, dal punto di vista ambientale, culturale e percettivo. Le collettività colpite da un evento distruttivo, dunque, sono potenzialmente esposte a traumatiche trasformazioni del proprio stile di vita, con progressiva perdita di identità e valori nel corso del tempo.

Il terremoto che nel 1980 ha colpito la Campania e, in particolare, la sua subregione irpina, rappresenta in tal senso un esempio emblematico: per la sua particolare forza devastante, in un periodo storico contrassegnato dalla carenza di conoscenze in materia di strategie antisismiche e protezione civile, ha distrutto paesi e centri dell’Irpinia, sconvolgendo l’esistenza di intere famiglie, ma ha anche stravolto l’intima relazione tra un paesaggio e la sua collettività.

Il terremoto, in sé, d’altra parte, si configura come fenomeno particolarmente devastante, sia dal punto di vista materiale che immateriale. Basti considerare, a tal proposito, che la Terra, nell’immaginario collettivo, rappresenta quanto di più stabile e solido possa esserci, laddove le scosse telluriche ci ricordano con evidenza che così non è.

A partire dalla ricostruzione dei fatti riguardanti il terremoto del 1980, questo lavoro cercherà dunque di affrontare il problema della relazione tra catastrofi e coscienza collettiva di un territorio secondo due punti di vista, di tipo geografico e psicologico.

Secondo il primo punto di vista, si partirà dalla descrizione degli aspetti geografico-storici della subregione irpina, con particolare riguardo alle attuali conoscenze che i geologi hanno raggiunto sui terremoti e sul grado di sismicità di alcune aree geografiche della provincia.

A partire dal secondo punto di vista, si prenderà invece in esame il trauma psichico nella sua accezione generale, secondo le ricerche psicanalitiche di Sigmund Freud, Sandor Ferenczi e Otto Rank; in seguito l'attenzione si focalizzerà su alcune ricerche di psicologia clinica e sul cosiddetto ‘Disturbo Post-Traumatico da Stress’ che, secondo recenti studi, può insorgere nelle vittime di alluvioni e terremoti. Infine, si cercherà di mettere in risalto, con particolare attenzione, la sofferenza psicologica dei bambini vittime del disastroso terremoto irpino del 1980, testimoniata da alcuni disegni realizzati dagli stessi.

Nelle conclusioni, alla luce del caso trattato e della stretta relazione tra percezione del paesaggio e benessere psico-fisico degli individui, si evidenzierà l’importanza della pianificazione paesaggistica per la salvaguardia del territorio e delle identità geografico-culturali delle collettività che lo abitano.

È ormai noto come le modifiche paesaggistiche incidano profondamente sul senso di identità e appartenenza collettiva di una popolazione al proprio territorio.

In questo abstract, pertanto, si descriverà brevemente lo stile di vita degli abitanti dell’Alta Irpinia prima del terremoto del 1980 e si dimostreranno i cambiamenti repentini che le popolazioni hanno subìto nel post-sisma e i disagi che ancora oggi stanno vivendo.

In particolare, si punterà l’attenzione su tre paesi duramente colpiti da questo disastroso evento: Torella dei Lombardi, Conza della Campania e Bisaccia.

Si mostrerà, inoltre, come il sisma sia stato elaborato e assorbito dai bambini dei territori esaminati, attraverso l’analisi di alcuni loro disegni in tal senso emblematici.

DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA

LA FONDAZIONE MIdA ED IL BANDO CO/AULETTA.

Lunedì 30 gennaio

Ore 16:00

Auditorium  - Villa D’Ayala- Valva

Nella cornice della splendida Villa d’Ayala di Valva, la Fondazione MIdA presenterà ai sindaci e alle più importanti istituzioni del territorio il bando di idee internazionale “Co/Auletta. Le tue idee abitano qui”.

All’interno del dibattito - gentilmente voluto e promosso dalla BCC di Aquara nella persona del direttore Antonio Marino e dal comune di Valva con il sindaco Francesco Marciello - si discuterà altresì di democrazia attiva e partecipata alla luce delle peculiarità del concorso.

Aperto ufficialmente lo scorso novembre, “Co/Auletta” è un bando di idee partecipativo. L’intento è quello di creare una fucina internazionale che elabori la ristrutturazione del Parco a ruderi di Auletta, in provincia di Salerno. Si tratta di un’innovativa sperimentazione di intelligenza collettiva. Il progetto è promosso dalla Fondazione MIDA e dal comune di Auletta; coordinato da RENA (Rete per l’Eccellenza Nazionale), esso si avvale della partnership di Snark – space making.

A partire dalle ore 16, gli ospiti del convegno avranno la possibilità di partecipare ad una suggestiva visita guidata di Villa D’Ayala.

Giovedì 19 Gennaio 2012 16:32

Sismografie

Su Lavoro culturale, un interessante blog collettivo di discussione e approfondimento sui temi dell’attualità e non solo, è da qualche mese attiva una rubrica dal titolo "Sismografie".

Come si può leggere nell'introduzione degli autori del blog, si tratta di " un “Focus” dedicato a L’Aquila post terremoto. Un intreccio di contributi realizzati da autori e autrici con diverse formazioni che si sono occupati o si stanno occupando quotidianamente di studiare, ricercare e interrogare le contraddizioni emerse dalle pratiche di ricostruzione della città abruzzese a più di 900 giorni dal sisma.
Dalla “fabbrica del terremoto” alle relazioni tra le istituzioni del territorio e la cittadinanza, dalla ridefinizione degli spazi di esistenza alle politiche della Protezione Civile, dal ruolo delle immagini nella rappresentazione di un mondo in frantumi alle sue conseguenze sulla vita dei cittadini che gli sono sopravvissuti”.

Qui trovate l’indice dei contributi pubblicati, con i relativi links agli articoli. Buona lettura.

 

Sismografie (1): Sud, esiste una via d'uscita dal sottosviluppo?

(5 ottobre 2011)

Sismografie (2): Democrazie della ricostruzione

(12 ottobre 2011)

Sismografie (3): Territorio, società, democrazia: considerazioni dal post-sisma aquilano

(21 ottobre 2011)

Sismografie (4): Esserci a Paganica (L’Aquila), II anno d.T.,

(28 ottobre 2011)

Sismografie (5): Perché parlare di tendopoli a L’Aquila dopo due anni dal loro smantellamento?

(11 novembre 2011)

Sismografie (6): Riguardo a quelle immagini. Il terremoto, le coincidenze del calendario e la politica del male minore

(2 dicembre 2011)

Sismografie (7): Tempo di esposizione: la (ri)costruzione fotografica del trauma de L’Aquila nei “memoriali informativi” online del Gruppo L’Espresso

(7 dicembre 2011)

Sismografie (8): L’Aquila istituzionalizzata

(16 dicembre 2011)

Sismografie (9): Nodi riflessivi psicopolitici per una pratica dei beni comuni a Pescomaggiore (AQ)

(13 gennaio)

Aggiornamento della sequenza sismica tra le province di Cosenza e Potenza

FONTE: Dipartimento nazionale PROTEZIONE CIVILE - sezione rischio sismico

Il Dipartimento riceve dai cittadini richieste di informazioni sui terremoti avvertiti nelle ultime settimane nella zona del Pollino, tra la Calabria e la Basilicata. Sulla base dei dati forniti dall'Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall'Ufficio Rischio sismico e vulcanico del Dipartimento della Protezione Civile, pubblichiamo alcuni approfondimenti su questi fenomeni. Con l'occasione riproponiamo il test sulla prevenzione del rischio sismico e ricordiamo ai nostri lettori alcune regole di comportamento.

Nella zona di confine tra le province di Cosenza e Potenza è in atto una sequenza sismica, o sciame: non c'è infatti, almeno fino a questo momento, un terremoto principale seguito da repliche di minore intensità, ma si stanno verificando scosse di energia paragonabile tra loro, distribuite in maniera casuale nel tempo. La sequenza sismica, iniziata nel settembre del 2010, è caratterizzata da eventi di bassa magnitudo, generalmente inferiore a 3.0, con profondità comprese tra 3 e 10 km, concentrati in una ristretta fascia di territorio ad andamento Nord Nord-est - Sud sud-ovest. Si riconoscono due intervalli temporali principali a maggiore concentrazione di eventi: il primo tra settembre e novembre del 2010, con 5 terremoti al giorno in media; il secondo intervallo è quello tuttora in corso, che interessa l’area da fine ottobre 2011, con un numero di eventi leggermente superiore al primo periodo, ma con magnitudo paragonabili. Tra questi due intervalli, la sismicità è stata abbastanza continua ma con un numero medio di eventi sensibilmente inferiore. Dal 1° ottobre al 5 dicembre la Rete sismica nazionale dell’Ingv ha registrato complessivamente 513 scosse, la più forte delle quali ha raggiunto magnitudo Ml 3.6 (il 23 novembre 2011, alle ore 15:12). Altri due terremoti hanno avuto una magnitudo maggiore di 3.0: quello del 1° dicembre (Ml pari a 3.3) e quello del 2 dicembre (Ml pari a 3.2).

Il Centro Nazionale Terremoti, in collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria di recente ha potenziato il sistema di monitoraggio dell’area installando tre nuove stazioni, che trasmettono il dato in tempo reale alla sala di monitoraggio di Roma. Oltre alle stazioni in tempo reale sono state installate nell’area anche alcune stazioni che registrano in locale, per migliorare la definizione dei parametri degli ipocentri degli eventi.

La sequenza è stata avvertita in diversi comuni, tra i quali Mormanno, Laino Castello e Laino Borgo, nel cosentino, e a una distanza superiore ai 10 chilometri, Aieta, Morano Calabro, Orsomarso, Papasidero, San Basile, Verbicaro, sempre in Calabria, e Castelluccio superiore, Episcopia e Latronico, in Basilicata.

L’area del Pollino presenta una elevata pericolosità sismica, in base alla mappa di pericolosità sismica del nostro Paese realizzata dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. I Comuni interessati dalle sequenze in corso sono classificati in zona sismica 2. Si tratta di territori in cui devono essere applicate specifiche norme per le costruzioni.

La mappa di pericolosità e la classificazione sismica indicano quali sono le aree del nostro Paese interessate da un'elevata sismicità, e quindi dove è più probabile che si verifichi un terremoto di forte intensità, ma non possono stabilirne il momento esatto né il luogo. Lo studio delle sequenze sismiche, come quelle in atto nell’Appennino calabro-lucano, non consente di fare ipotesi sulla possibilità che si verifichi o meno una scossa molto più forte, che possa produrre seri danni e crolli. Ad oggi, infatti, non ci sono metodi riconosciuti dalla scienza per prevedere il tempo ed il luogo esatti in cui avverrà un terremoto. La mappa di pericolosità sismica è tuttora lo strumento più efficace che la comunità scientifica mette a disposizione per le politiche di prevenzione. La prevenzione, che si realizza principalmente attraverso la riduzione della vulnerabilità sismica delle costruzioni, ovvero il rafforzamento delle costruzioni meno resistenti al sisma, resta la migliore difesa dai terremoti e l'unico modo per ridurne le conseguenze immediate.

In Italia la rete sismica nazionale registra più di 10.000 terremoti ogni anno, mediamente trenta al giorno, che non è possibile prevedere. Per questo è importante essere consapevoli del livello di pericolo del territorio e informarsi su come sono costruitigli edifici in cui viviamo, studiamo e lavoriamo, e sulla loro conseguente vulnerabilità sismica.

altri link informativi: ANPAS -TGR Basilicata

Martedì 22 Novembre 2011 08:19

23 novembre, due eventi per la memoria

23 novembre 2011: due eventi per ricordare il  terremoto del 1980

Auletta riflette sulla memoria storica

Pertosa conferisce la cittadinanza onoraria al Prof. Mantovani

Mercoledì 23 novembre la Fondazione MIdA ha previsto una giornata dedicata alla memoria del terremoto del 1980, che colpì i comuni di Auletta e Pertosa.

Nel corso della mattinata, presso la Casa delle parole ad Auletta, la Fondazione MIdA e l’Osservatorio sul doposisma, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Auletta e il dirigente scolastico Rocco Colombo, presenterà l’incontro dal titolo “La memoria e il futuro. L’Osservatorio sul doposisma si presenta”. L’iniziativa, che coinvolgerà gli studenti e i docenti della scuola media di Auletta, sarà un’occasione per trasmettere la memoria dei luoghi colpiti dal terremoto del 1980 e così stimolare nei ragazzi riflessioni sul tema. Verrà inoltre proiettato il video allegato al rapporto annuale dell’Osservatorio 2010 “Le macerie invisibili”,  con il quale sono stati avviati e conclusi alcuni studi sulla gestione dell’emergenza, in ottica comparata, nei terremoti italiani degli ultimi trent’anni.

Il pomeriggio del 23 novembre, poi, sarà l’occasione per approfondire i temi della gestione delle emergenze non epidemiche, guardando soprattutto alla predisposizione di piani di prevenzione degli stati di emergenza legati ai terremoti ed alle catastrofi naturali.

Il dibattito sarà animato da rappresentanti del mondo della sanità, veterinaria in particolare, e si terrà presso il MIdA 01 a Pertosa alle 17,30. L’incontro sarà caratterizzato dal conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Consiglio Comunale di Pertosa al prof. Adriano Mantovani, l’illustre padre della disastrologia veterinaria.

A tal proposito il Presidente della Fondazione MIdA Francescantonio D’Orilia ha espresso “molta soddisfazione per  l’iniziativa assunta dall’Amministrazione Comunale di Pertosa nell’assegnare al Prof. Mantovani la cittadinanza onoraria, un esperto che ha aggiunto prestigio ed ha contribuito a far valere a livello internazionale la sanità veterinaria italiana. Non a caso per la cerimonia è stata scelta la data del 23 novembre che coincide con il tragico evento del 1980, data nella quale è sorta una nuova ed importante branca della sanità pubblica veterinaria che vede le sue origini e fondamenta proprio nella iniziativa del Prof. Mantovani”.

Nel corso della manifestazione ci sarà la presentazione della video-intervista sul terremoto del 1980 rilasciata dal prof. Mantovani a Pertosa. E’ previsto inoltre il collegamento in video conferenza con il Prof. Mantovani.

Partecipano

Dott. Sergio Annunziata – Presidente Conferenza dei Sindaci ASL (SA)

Dott. Luca Busani – Istituto Superiore di Sanità - Roma

On. Rosa D’Amelio- Consigliere Regione Campania

Ass. Antonio Fasolino – Assessore Protezione Civile Provincia di Salerno

Dott. Marco Leonardi – Dipartimento della Protezione Civile – Presidenza Consiglio dei Ministri

Dott. Tommaso Pellegrino - Presidente Conferenza dei Sindaci distretto Sanitario n.72 del Vallo di Diano

On. Donato Pica – Consigliere Regione Campania

Dott. Stefano Ventura – Coordinatore Osservatorio permanente sul doposisma

Sono stati invitati

Dott. Umberto Agrimi - Capo Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare Istituto Superiore di Sanità

Dott. Maurizio Bortoletti – Commissario Azienda Sanitaria di Salerno

Dott. Giovanni Bruno – Presidente Ordine dei Medici Veterinari di Salerno

Dott.Giorgio Cester - Coordinatore per la Sanità pubblica Veterinaria e la Sicurezza Alimentare delle Regioni e Province Autonome

Dott.Ottorino Cosivi -Pan American Health Organization

Dott.ssa Katinga DeBalogh- Fao- Roma

Dott. Franco Gabrielli - Capo Dipartimento della Protezione Civile-  Presidenza Consiglio dei Ministri

Dott. Aldo Grasselli - Presidente SIMeVeP

Dott. Antonio Limone - Commissario IZS del Mezzogiorno

On. Gianni Mancuso - Presidente ENPAV

Dott. Romano Marabelli - Capo Dipartimento del Dipartimento per la Sanità Pubblica Veterinaria, la Nutrizione e la Sicurezza Alimentare - Ministero della Salute

Prof. Franco Moriconi - Coordinatore della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Medicina Veterinaria

Dott. Gaetano Penocchio - Presidente FNOVI

Prof. Santino Prosperi  - Preside Facoltà di Medicina Veterinaria Bologna

Dott. Paolo Sarnelli - Responsabile Settore Veterinario Regione Campania

Dott.Aristarco Seimenis - WHO/Mediterranean Zoonoses Control Centre, Athens

Dott. Silvano Severini – Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche

Prof.Luigi Zicarelli - Preside Facoltà di Medicina Veterinaria Napoli


Il gatto di Van, anche detto Turco van, è una razza di grande taglia, generalmente dal mantello bianco, con la coda colorata di pelo rossiccio e macchie sul capo. Narra la leggenda che quando finì il diluvio universale, Noè non riusciva a controllare l’agitazione degli animali a bordo dell’arca, e due gatti riuscirono a scappare tuffandosi in acqua e nuotando verso la terraferma. I gatti di Van, infatti, sono abili nuotatori.

La città di Van, quindi, prima di ieri a ora di pranzo, era famosa soprattutto per essere la patria di origine di questi felini. Situata nell’area sudest della Turchia, vicino al confine con l’Iran e l’Armenia, questa zona è altamente problematica dal punto di vista geopolitico, perché vicina al teatro delle lotte di rivendicazione del popolo curdo contro il governo turco. Nella notte tra il 18 e il 19 ottobre, infatti, sono stati uccisi 21 soldati dell’esercito turco come ritorsione per la cattura di diversi attivisti del PKK (il partito indipendentista curdo) e dei bombardamenti nell’area e nel nord dell’Iraq.

Il terremoto, di magnitudo 7.2 Richter, si è verificato ieri, 23 ottobre, alle 13 e 41 locali, con una forte replica (5,6 Richter) dopo circa quindici minuti. Al momento le notizie che giungono dall’area parlano di 270 morti, bilancio che è purtroppo destinato a salire.

Intanto le scosse di assestamento non si placano, rendendo più complicate le operazioni di soccorso ai terremotati. Nella città di Van risiedeva anche una famiglia italiana, originaria della Toscana, che viveva lì da tempo e aveva una piccola attività artigianale; si sono prontamente messi in salvo al momento della scossa.

Tra le tristi analogie, c’è da segnalare il crollo di un ostello destinato ad ospitare studenti universitari nella città di Ercis, come avvenne a L’Aquila nel 2009. Anche il premier turco Erdogan si è recato nell’area per visitare le città colpite, rifiutando tuttavia l’aiuto offerto da molti paesi stranieri, tra cui anche Israele.

Nel 1999 un altro forte terremoto colpì l’area nord ovest del Paese, nei pressi del Mar di Marmara, causando tra i 17mila e i 18mila morti. La penisola anatolica è infatti un’area ad altissimo pericolo sismico per la presenza di numerose faglie.

Di recente è stato pubblicato uno studio, a cura dell’Area Ricerche del Monte dei Paschi di Siena, in cui vengono illustrate in prospettiva comparata le conseguenze dei disastri sotto il profilo macroeconomico in diverse aree del mondo. Lo studio, intitolato “Una scossa al sistema. Come ricominciare”, dimostra come un disastro ha effetti piuttosto simili sulle economie nel breve periodo, ma a fare la differenza sono, nel medio e lungo termine, i precedenti livelli di prodotto interno lordo pro capite e la presenza di istituzioni pubbliche efficienti e non corrotte. Lo studio è stato pubblicato nel rapporto “La fabbrica del terremoto”, a cura dell’Osservatorio Permanente sul Doposisma.

 

(originariamente pubblicato qui)

La fabbrica del terremoto. Come i soldi affamano il Sud

 

L’Osservatorio permanente sul Doposisma è nato per stimolare discussione attraverso i dati, le fonti e le indicazioni che provengono dalla ricerca applicata. Lo ha fatto lo scorso anno con “Le macerie invisibili” di 30 anni di terremoti italiani, lo fa quest’anno indagando “La fabbrica del terremoto”.

Il nuovo filone di indagine ha preso in esame i condizionamenti e le dinamiche innescate nelle aree terremotate dall’intervento di sviluppo industriale programmato nella legge di ricostruzione (la 219/81) e cosa accade dopo un disastro a livello macroeconomico comparando diversi esempi internazionali. Una parte del progetto, realizzata da Lucia Lorenzoni e Nicola Zambli, è stata affidata all’Area Ricerche della Banca Monte dei Paschi di Siena; alle industrie del dopo terremoto in Campania e in Basilicata è rivolto il saggio di Pietro Simonetti (Regione Basilicata) e Stefano Ventura (Università di Siena); il rapporto include altresì uno studio antropologico di Teresa Caruso, ricercatrice dell’Università degli Studi di Bergamo, dedicato alla comunità terremotata di Caposele (AV). Completa il volume un’intervista a Gianfranco Viesti, presidente della Fiera del Levante.

Il rapporto ha come punto focale il problema del riequilibrio demografico tra l’osso e la polpa del Sud, come l’intellettuale Manlio Rossi Doria definiva le aree interne e la costa. La proposta è quella di un equo bilanciamento che passi attraverso la mobilità reticolare; un’operazione che non comporta il dispendio delle grandi opere, ma si esplica attraverso la riattivazione dei cosiddetti rami secchi delle ferrovie. Il ripristino di un sistema ferroviario efficiente è oggi l'unica possibilità per garantire una mobilità sostenibile alle aree interne ormai disabitate. Ad esse la fabbrica del terremoto ha lasciato in eredità un enorme surplus di case inutilizzate; di contro le aree costiere, sovraffollate, producono la  fabbrica mangiasoldi dell’emergenza. Si tratta di uno squilibrio che restituisce un territorio ingovernabile, rendendo la vita impossibile sia a Napoli che sulle alture dell'Irpinia. Il Sud, ed è questa l’istanza fondamentale, non è affamato di soldi ma di buone e piccole opere.

La lettura del rapporto 2011 offre quindi gli strumenti di lettura e analisi su questo problema ma anche le suggestioni e possibili vie di uscita che vanno discusse e praticate, specie in questi tempi di grave crisi istituzionale e civica.

Mercoledì 08 Giugno 2011 09:02

Memoria, istruzioni per l'uso

SCUOLA ESTIVA | STORIE, MEMORIE, NARRAZIONI. Tecniche di raccolta, lettura e archiviazione | Conza della Campania (AV)   | 7-9 luglio 2011

La Fondazione Officina Solidale, l'AISO (Associazione italiana di Storia orale) e il dipartimento di Sociologia dell'Università Federico II promuovono una scuola estiva incentrata sulla memoria orale, sulle tecniche e i metodi di raccolta, conservazione e diffusione delle interviste e con un approfondimento tematico e pratico su un caso di studio, il terremoto del 1980 in Campania e Basilicata.

Per questo la sede della scuola sarà Conza della Campania, paese simbolo di quell'evento.

Le informazioni, la scheda di iscrizione e il programma completo sono disponibili su:

Aiso Italia

Fondazione Officina Solidale


 

 

 

 

 


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Il Filo della Memoria:racconti, storie e testimonianze

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