fondazione Mida

Administrator

Administrator

URL Sito:

Venerdì 04 Marzo 2011 18:36

Solofra Av

Sono una ragazza di 39 anni e vivo a Brescia da diverso tempo per motivi di lavoro. Mi piacerebbe dare testimonianza del mio "vissuto". La mia regione di origine è la Campania, e domenica scorsa, 23 novembre, ricorre il triste anniversario del terremoto dell'Irpinia del 1980. Non dimentico che proprio la cittadina di Leno si prodigò per i terremotati irpini tanto da avviare un gemellaggio con Solofra, il mio paese.

Questa data è per me un appuntamento importante con la storia della mia terra natìa . Ricordare quella domenica di 23 anni fa evoca in me sensazioni ed emozioni profonde miste a dolore,ansia paura e tenerezza per i miei genitori che non ho più. Allora ero una studentessa di sedici anni e nel pieno della mia adolescenza ho vissuto una situazione drammatica, che ha poi dato una sorta di linfa vitale al mio "approccio" con la vita. La forza di guardare avanti,di ricominciare.


Allegati

Ricordi (pdf)

Venerdì 04 Marzo 2011 18:02

Potenza

Ricordate quest'immagine? E' una domanda che suona quasi come una beffa, ogni potentino ce l’ha ben impressa nella mente, un ricordo terribile, innominabile e cui si evita di pensare per non evocare spettri del passato, sopiti, ma mai dimenticati… e come può chiunque abbia vissuto sulla propria pelle l’esperienza di quel giorno aver dimenticato l’immagine dell’orologio che sovrasta il Palazzo del Governo a Piazza Mario Pagano di Potenza. Un orologio che, rimasto fermo per diversi anni su quelle maledette 19 e 34 con il quadrante lesionato, ha continuato ad aleggiare sulla città, quasi a volerle ricordare, in maniera beffarda, che al proprio destino non si sfugge. Un’immagine che racchiude con estrema fredda lucidità l’essenza di quella tragica domenica.

da www.astroala.it

Allegati

Considerazioni da Potenza (pdf)

Venerdì 04 Marzo 2011 18:02

Balvano

“In fonda alla valle c’è un paese morto”, così nell’edizione del 5 novembre “il Mattino” parlava di Balvano. La storia recente di Balvano che segna l’ingresso in Lucania è annichilita da due tremende tragedie che l’hanno resa tristemente famosa. La prima ha rappresentato il più grande disastro ferroviario della storia d’Italia. Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 1944 il treno merci 8017 entrò nella “Galleria delle Armi”, situata tra le stazioni di Balvano-Ricigliano e Bella-Muro, sulla linea Battipaglia-Potenza. Nella galleria, lunga 1692 metri, il lungo convoglio si fermò e non riuscì più a procedere: oltre 500 persone morirono, avvelenate dalle esalazioni delle due locomotive a vapore. Quasi 40 anni dopo, nel 1980 il sisma che sconvolse la zona che è definita “l’osso d’Italia” fece crollare una chiesa con quasi 80 fedeli, per lo più anziani e bambini, che presenziavano alla funzione. Si salvò il parroco e pochi altri, alla fine i morti furono 77 nella sola chiesa dell’Assunta, di questi circa 30 bambini. Con vecchi e bambini, quella notte Balvano perse passato e futuro.

Venerdì 04 Marzo 2011 17:49

Conza della Campania Av

E’ localizzato a Conza della Campania, secondo gli esperti, l’epicentro del terremoto del 1980. A Conza furono 189 le vittime dirette del sisma. Anche lì molte altre ne ha fatte il dolore. Oggi il centro del paese è “delocalizzato” sotto la collina sulla quale si aggrappava il centro abitato devastato il 23 novembre 1980. Sarebbe stato imprudente ricostruire - dopo il quarto terremoto devastante di cui Conza è stata vittima a memoria d’uomo - il paese nello stesso posto, sulla stessa precarietà. Così oggi la new town cerca di riproporre lo stesso ambiente di prima, fino ad oggi con scarsi risultati. Tutto nuovo, tutto pulito, tutto moderno, in antitesi con tutto il resto. Come negli altri paesi “interni” due terzi della popolazione supera i 65 anni e i pochi giovani appena possono vanno via. Così i 1.500 abitanti di Conza fanno i conti ogni giorno con una modernità che con un rombo funesto ha portato via non solo amici e parenti, ma anche luoghi, memorie, vicoli. L’ordine con cui è stata ri-costruita Conza non è altro che il tentativo, forse disperato, di riordinare anche la memoria per cristallizzarla e guardarla da lontano.

Venerdì 04 Marzo 2011 17:46

Lioni Av

Il marocchino vende orologi sulla strada della cattedrale, ha ricavato un banco nella nicchia accanto alle vetrine del bar "Venezia", un luogo insieme esposto e appartato, quasi un bazar dove puoi trovare di tutto e apprezzare la gentilezza un po' circospetta di uno che il vento della miseria ha spazzato via dall'Atlante e non gli par vero di essere trapiantato qui fra le montagne, fuori da ogni rotta, nel cuore del cratere, grazie alle baracche del terremoto. Rosetta D'Amelio, il sindaco, la racconta in questo modo: "Disgraziatamente non siamo ancora riusciti a smantellare tutti i prefabbricati". Ne restano un centinaio, per quattrocento persone, vent'anni dopo. Non ci abitano solo i terremotati storici, ovviamente. Di questi, ce n'è una manciata che non aveva una casa di proprietà al momento del crollo e per cui non è stata tempestivamente pensata una risposta in termini di edilizia economicopopolare. Ma la gran parte degli inquilini è di seconda e terza generazione: nuove coppie che, non avendo un luogo dove andare, si sono sistemate alla meno peggio nei locali che qualcuno aveva sgombrato.

Venerdì 04 Marzo 2011 17:45

Castelnuovo di Conza Sa

Castelnuovo di Conza è un minuscolo paese affacciato sul lago artificiale di Conza. Comprende il valico appenninico di Sella di Conza, individuato dai geologi come l’epicentro del sisma. Castelnuovo ha il triste primato, dopo Laviano, dell’indice di mortalità della popolazione a causa del terremoto. La sera e nei giorni successivi la scossa delle 19.34, il 10% della popolazione scomparve. Ottantasei morti su ottocento abitanti. E poi, il terremoto qui come altrove ha significato meno motivi per restare, cagione di fuga. Oggi si prova a porre un freno. Castelnuovo perde oltre 100 abitanti ogni dieci anni, attestandosi come primo comune in Italia per tasso di emigrazione: il terremoto può uccidere anche a poco a poco.

Mercoledì 02 Marzo 2011 09:15

Avellino

Ad Avellino i primi soccorsi. In via Generale Cascino è venuto giu’ un palazzo dove, all’ultimo piano, c’era una festa di battesimo. Un volontario ha estratto un bimbo di pochi mesi ancora abbracciato al padre.

Martedì 01 Marzo 2011 11:49

Laviano Sa

“Venticinque anni dopo il terremoto, dei morti sarà rimasto poco. Dei vivi ancora meno.” Così scrive Franco Arminio sull’Irpinia del post-sisma. E questo pensiero pare sia tagliato sul piccolo centro di Laviano.

Giusto al confine tra la provincia di Salerno e quella di Avellino, Laviano è tra quei paesi in cui il terremoto ha lasciato una ferita tale che, prima d’iniziare a rimarginarsi, dovranno susseguirsi numerose generazioni. E’ stato tra i paesi più citati duranti i giorni del doposisma. Lì Pertini toccò con mano il reale portato della tragedia. Tra le pieghe delle sue parole, appena rientrato a Roma, v’era la prima grande indignazione per come furono gestiti i soccorsi. Soccorsi che arrivarono a Laviano quando ormai i morti erano già duecento e che, malgrado gli sforzi di centinaia tra volontari e militari, non riuscirono a salvarne quasi altrettanti dal paese in macerie. Ma gli oltre 300 morti sono un dato approssimativo, alcuni corpi non sono mai stati ritrovati, altri mai riconosciuti. Quasi un quarto del paese perì sotto i crolli e le macerie. Il 95% degli edifici fu completamente distrutto. Laviano è oggi un paese senz’anima, abbattuto e ricostruito male, con sprechi e storture, e dove – forse per questo – il ricordo di quella sera dell’80 ha un sapore se possibile ancora più amaro.

Martedì 01 Marzo 2011 11:48

Caposele Av

Caposele, la sera del 23 novembre 1980, fu quasi completamente distrutta. Anche se il numero di morti alla fine raggiunse 61 unità, l’intero centro storico del paese – situato nella parte alta – fu interamente raso al suolo. Nella frazione di Materdomini, dove sorge l’omonimo Santuario dedicato a San Gerardo Maiella, meta di pellegrinaggio da tutto il meridione, la scossa fece cadere gran parte delle case e delle residenze monacali. Anche un frate perse la vita. Anche il santuario, retto per molti anni da Sant’Alfonso dè Liguori e dove San Gerardo visse fino alla precoce morte, fu devastato dalla furia del sisma. Solo molti anni dopo è stato riaperto ai fedeli.

Ma il paesino da cui nasce il fiume Sele, che bagna la Valle e poi la Piana a cui da il nome, dovette dire addio tra gli altri all’intero gruppo di militanti politici del PCI. Sette “compagni” morirono nel crollo della sezione, mentre erano in riunione. Una vecchia foto ricorda Berlinguer – occhi lucidi – a Caposele davanti alle macerie della sezione. Al suo fianco Pio La Torre e gran parte della giovane classe dirigente campana, tra cui Bassolino, De Luca, Abdon Alinovi. Il terremoto non fece sconti a nessuno.

Domenica 27 Febbraio 2011 09:55

Ricostruzione? Ci metto la firma!

In questi mesi tante donne e  uomini dell’Aquila hanno provato a riprendersi il loro futuro e il loro territorio. L’hanno fatto in mille modi: manifestazioni a L’Aquila, manifestazioni a Roma sotto i palazzi del potere, attraverso un lungo percorso fatto di assemblee cittadine, proposte progettuali e azioni concrete.
Da quasi due anni chiediamo prevenzione su tutti i territori d’Italia a rischio sismico, idrogeologico ed ambientale, chiediamo la fine dei commissariamenti ed un ritorno alla legalità e alla democrazia, chiediamo equità nel trattamento fiscale e misure per il rilancio dell’economia e dell’occupazione, chiediamo certezze sui tempi e sui fondi per la ricostruzione della nostra città e di tutti i comuni colpiti, unica grande opera di cui questo Paese ha realmente bisogno. Noi lo chiediamo, ma non abbiamo mai ricevuto risposte degne dal Governo, dalla struttura commissariale e dalle amministrazioni locali. Allora abbiamo deciso di fare da soli.
In sei mesi di assemblee, divisi in gruppi di lavoro, abbiamo scritto una legge quadro organica per affrontare la ricostruzione dell’Aquila e del cosiddetto Cratere Sismico con i fondi e gli strumenti adeguati. Molti cittadini hanno collaborato e scritto concretamente la proposta attraverso l’utilizzo di una piattaforma wiki in rete e aperta ad ogni contributo.
L’abbiamo voluta chiamare “Legge di solidarietà nazionale di iniziativa popolare”, perché vogliamo che quello che sta accadendo a noi non accada più. Perchè esigiamo una legge organica che possa regolare tutti i complessi aspetti del post-emergenza dei disastri naturali, purtroppo frequenti in Italia. Catastrofi sempre più guidate da una logica di gestione emergenziale e da una politica commissariale, terreni nei quali le irregolarità e il pericolo di infiltrazioni mafiose prosperano.
La proposta di legge di iniziativa popolare è stata lanciata lo scorso 20 novembre in occasione della manifestazione nazionale “L’Aquila chiama Italia. Macerie di democrazia”, in cui cittadini e movimenti da tutta Italia sono venuti a L’Aquila a vedere con i propri occhi il palcoscenico di propaganda che diventa piazza delle lotte di tutte le crisi d’Italia. Da quel giorno hanno firmato oltre 25mila persone. Moltissime, considerando che la promozione dell’iniziativa è di cittadini autorganizzati, che non hanno alle spalle grandi associazioni nazionali, sindacati o partiti politici.
Oggi abbiamo bisogno di tutti voi. Delle donne e degli uomini che hanno espresso la loro solidarietà al dramma aquilano, dei comitati e delle associazioni locali che come noi vivono il peso delle scelte prese altrove ed imposte ai territori, delle associazioni nazionali che credono nella democrazia, nella partecipazione e nella prevenzione, dei sindacati e delle associazioni di categorie che sanno che questo territorio non potrà sopravvivere senza interventi reali ed organici nel tessuto sociale e produttivo, dei partiti che comprendono che l’Italia non può perdere L’Aquila e che c’è bisogno di difendere tutti i territori e le persone che sono a rischio sismico, idrogeologico e ambientale, di tutti coloro che hanno compreso profondamente che questa legge non riguarda solo il territorio aquilano, ma la prevenzione e la gestione dei disastri naturali in tutta Italia. Per presentare questa legge in Parlamento abbiamo bisogno di raccogliere 50mila firme entro i primi giorni dell’aprile 2011.
Per questo ci appelliamo a tutti per dare vita ad una grande settimana di mobilitazione che parta il 27 febbraio e che si concluda la domenica successiva: il 6 marzo. Perché in ogni piazza d’Italia, da nord a sud, si firmi la legge di iniziativa popolare. Perchè ci sia la svolta conclusiva e definitiva nella raccolta delle firme necessarie alla presentazione della legge. Perchè ogni italiano sveli il bluff del ‘miracolo aquilano’ e contribuisca alla prevenzione del proprio territorio. Perchè ognuno sia responsabile e protagonista del proprio presente, e del proprio futuro. Noi ci renderemo disponibili a coadiuvare e contribuire all’organizzazione degli eventi, spiegando se necessario nelle vostre città la situazione a L’Aquila e nel Cratere.
Tutte le informazioni pratiche, le copie dei moduli per le firme, le ‘istruzioni per l’uso’ sono disponibili su:

www.anno1.org
per info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.   - mobile: 3391932618

7
Pagina 7 di 9

Il Filo della Memoria:racconti, storie e testimonianze

FIL - Il sentimento dei luoghi

L'Aquila emotion