fondazione Mida

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Non tragga in inganno il titolo, nessuna lezione formale di Renzi all'Università. Piuttosto la sua forza rinnovatrice ispira e contagia l'austero consesso del Senato Accademico fiorentino che assegna la cattedra di urbanistica a Franco Arminio, il paesologo. Autore di numerosi testi, fra cui spicca Terracarne, il maestro elementare di Bisaccia vedrà la propria platea di molto cresciuta, ora con barbe e reggiseni. Lo attendono le fatiche di 48 ore che saranno certamente tutt'altro che tradizionalmente algide ed austere.
Credo sia la prima volta che un poeta sia incaricato di insegnare urbanistica. Ma non mi pare una follia, anzi. Molte sono state e saranno le polemiche, prime fra tutte quelle di un architetto aspirante all'incarico, i cui avvocati hanno eccepito il mancato possesso del titolo di lauree da parte del maestro. Un bizantinismo fariseico che non trova riscontro, tra l'altro, neppure nella normativa che fa riferimento a titoli, senza specificarne altrimenti l'esatta definizione, tanto da consentire ad altri il riconoscimento come tali ad articoli su riviste nautiche patinate o notiziari sull'allevamento di maiali.
In effetti, in generale " l'architettura è fra tutte le arti quella che più si avvicina all'universo, che gli antichi chiamavano kosmos, cioè ornato, perché è come un animale in cui rifulge la proporzione di tutte le sue membra". Così Umberto Eco faceva dire a fra' Guglielmo, ne Il nome della Rosa. Poi, se la Geografia è la lettura dei segni sulla terra  (dal greco geo grafos) essi sono stati realizzati dalla Natura: monti, valli, fiumi per la geografia fisica; strade, autostrade, ferrovie ed in generale i confini territoriali, per la geografia politica. Allora, chi meglio dell'inventore della paesologia: il cantore delle curve tettoniche e dei fallici campanili, di coppi e portali, vicoli e fontane? Altri in passato sono stati cultori di tale materia, sine titulo, basti pensare a Le Corbusier ed alla sua Brasilia. Diversamente abbiamo sotto gli occhi l'area metropolitana estesa di Napoli.
Non mi pare infine una coincidenza che tale felice "innovazione" si attui a Firenze. Il contributo al nuovo che ha dato il suo sindaco risulta contagioso. La saggezza dell'accademia sta nell'aggiungere il nuovo, inserendolo in contesti collaudati, non di avviare processi di rottamazione, col rischio di buttare via il bambino con l'acqua sporca, com'era in uso dire quando si affermava, con più vigore, altro desiderio di cambiamento.

Virgilio Gay


Per approfondire:

Articolo dalla Nazione

Commento da Orticalab

Articolo dal Corriere della Sera - Corriere Fiorentino

Sono passati 32 anni e c'e' ancora qualcuno a cui non e' stato saldato l'indennizzo dovuto. Era una domenica sonnolente, di quelle scandite ancora da un tempo di partita in tv. Mi pare che trasmettessero la sconfitta dell'Inter di Beccalossi ed Altobelli contro la Juve di Zoff e Scirea. 23 novembre 1980: una data fatidica. Di quelle che si usano per dividere i tempi della storia. In Campania e Basilicata si dice appunto prima e dopo il terremoto. Si scava nella memoria per mettere in ordine i ricordi classificandoli appunto così: prima e dopo. L'icona della memoria per il periodo e' probabilmente l'esordio cinematografico di Troisi, Ricomincio da tre. Uscito sugli schermi ad inizio 1981 rappresenta il mondo com'era prima del terremoto irpino-lucano. Vediamo di capire quanto sia lontana quella società, oggi. Innanzitutto non c'e' più Massimo. Portatoci via da un cuore incapace di contenere tutto il suo amore per Napoli. Nel film la prima scena può trarci subito in inganno. Mostra numerose travi che reggono la volta di un portone d'ingresso del palazzo dove abita il protagonista. Non sono le ferite del sisma, bensì una condizione di precarietà statica allora diffusa e sapientemente raccontata da De Crescenzo, nella Napoli di Bellavista, quando un vigile impedisce ad un turista di entrare in uno di quei palazzi a rischio di crollo e che, alle intemperanze dello stesso che protestava perché aveva visto altri entrare liberamente, il vigile rispondeva: che c'entra, quelli ci abitano!

La protagonista della pellicola sta scrivendo un racconto ed usa una macchina da scrivere, perché non c'era ancora il personal computer. In una scena, una sera allontanatosi dalla comunella di amici, Massimo guardava la tv ed una ragazza gli chiedeva se in essa sperava di vederci Dio. Egli rispondeva che non era possibile, perché  stava guardando il secondo canale, allora laico nella lottizzazione consociativa. Il palinsesto poi non durava l'intera giornata, Rai tre era appena nata, sarebbe tra poco diventata area d'influenza comunista e non c'erano le tv private nazionali. L'amico (Lello Arena) giunge all'improvviso e viene redarguito per non avere telefonato. Si scusa dicendo che mica poteva scendere dal treno ad ogni stazione (non c'era naturalmente l'alta velocità) per cercare una cabina telefonica? Allora molto diffuse, perché non erano stati inventati i cellulari. Lo stesso amico che poi scappa da Firenze perché gli aumentano la pensione di mille lire.

Non c'era l'euro, naturalmente. In un centro d'igiene mentale, con una magnifica performance, mi pare fosse Felice Andreasi ad ammettere di volere essere l'avvocato Agnelli. Certamente! Allora eva l'avvocato il modello di grazia e ricchezza. Non ancora il cavaliere, ne' Della Valle.. Infine, per tutto il film Massimo cerca di spiegare a tutti che sta viaggiando per conoscere il mondo e non per emigrare. Cattivo profeta di una necessita' che si credeva fosse passata ed invece proprio dal terremoto fu ripresa, spopolando i paesi dell'appennino campano e lucano. Certo non più con le valigie di cartone e molto spesso con in tasca un diploma o una laurea, il fenomeno sarà ripreso per giungere oggi a maggiore compimento. Ecco,  possiamo affermare che il filo rosso che unisce le due epoche sia proprio lo spostamento per ragioni di lavoro. Per un ragazzo di qui e' sempre più arduo non solo essere profeta, ma semplicemente lavoratore, in patria. Prima e dopo il terremoto.

Virgilio Gay

(Direttore Fondazione MIdA)

Oper-A-zione è un progetto di diverse realtà culturali del Sele/Tanagro che coinvolge i più piccoli in attività legate al tema ambientale. E' un progetto che nasce a seguito di una forte riflessione su ciò che è diventato il territorio dopo il terremoto: le fabbriche, costruite in grandi aree industriali a fondo valle, hanno sostituito il verde e contaminato la natura. I giovani della Valle del Sele e del Tanagro hanno quindi pensato di sensibilizzare su cosa sta accadendo, partendo dai bambini.

Domani, 18 novembre 2012, a partire dalle 9 e 30, partirà un concorso artistico-letterario e laboratori sul riuso dei materiali per colorare il destino dei paesi del “Cratere”, che si dislocheranno nei pressi delle zone industriali di Buccino, Contursi Terme, Oliveto Citra e Palomonte.

 

Altre informazioni sulla pagina Facebook di Oper-A-zione

 

di Angelo Cariello

Nulla mi è mai appartenuto meno della mia terra. Nulla mi tiene e mi appartiene, ora, più di questa stessa terra. M’affaccio ormai sui trent’anni ed il gioco della soggettività – la mia –, l’illusione di una storia personale, di un destino particolare, esclusivo, unico, s’assottiglia ad ogni respiro. Ogni respiro è un passo verso il nullificante tutto biologico, ogni sospiro artiglia la presa di coscienza dell’irrilevante trasparenza dei colori del mio spirito, che a me parevano, in un tempo che è già remoto, densi, forti, brillanti. Sono uomo tra gli uomini, un uomo negli uomini. Eppure galleggia, sulla superficie dell’agnostica impalpabilità in cui fluttua la vita del mio corpo, un abbozzo filiforme di cui pure non posso ignorare il potenziale narrativo che lo sostanzia. Tra l’estraneità e l’appartenenza, tre gradi mi raccontano, tre momenti – in un hegeliano spicciolo – nel mio spirito, tre domande terra terra nelle viscere. Perché restare in questa terra se essa non m’appartiene? Sono partito quand’era comodo farlo, l’università era un treno merci colmo di giustificanti occasioni da prendere al volo. Mi ha condotto in città, lì dove le cose accadono, dove tutto è diverso, semplice e complesso, distante e a portata di mano. La lontananza è stata un corposo slittamento cognitivo e semantico verso l’alterità che non ha né vuole confini: perché mai dovrei appartenere ad una ed una sola terra? Il ritorno, orpellato da una antifunzionale laurea in filosofia, è la sensitività tutta nuova dei miei occhi fissi sull’interrogativo che è sintesi ad un tempo sincretica e casta di tutto ciò che l’ha preparata e preceduta: come fa questa terra a non appartenermi se è a tutta la terra che appartengo?

Una valle, uno spiegazzato fazzoletto di storia steso tra i monti Alburni, quel che resta di un leggendario fiume – il Sele – a scavare, assieme al suo affluente – il Tanagro –, il solco tra i venti e i dialetti di una dozzina di comunità. È questa, adesso, la mia terra, la terra che ho scoperto bella quanto qualsiasi altra terra. C’è voluto il rischio di perderla una volta per tutte perché potessi ritrovarmi tra le mani la sua fragile bellezza. È il più classico dei paradigmi dell’amore: nel preciso istante in cui si sta per perdere qualcosa, di cui poco o niente ci si curava, ecco che l’acqua si fa vino, la morte si fa vita, l’accidiosa trascuratezza sangue pompato a mille da un cuore ormai perdutamente innamorato, di quell’amore che polverizza ogni distanza tra l’inizio e la fine. La fine della mia valle ha le nefande fattezze di un inceneritore, tirato su in un assordante silenzio ad uno sputo dal fiume. L’inizio è il miracoloso risveglio di questa stessa valle, che di certo non vuole ammalarsi e morire di “munnezza”, e allora scalcia, sgomita e tira fuori le unghie per afferrare la vita e riaffermare il più elementare diritto alla sopravvivenza. Chiudere gli occhi, serenamente, chiuderli e morire solo e soltanto quando il ciclo naturale delle cose sancisce che è il tempo di lasciare questo mondo: guai a dare per scontata, a questo mondo, una grazia simile. La mia terra l’ha imparato sulla propria pelle, la mia gente l’ha capito appena in tempo, il mio mondo ora lo sa. Sa che il cielo terso, l’aria linda, l’acqua cristallina, il verde immacolato sono un bottino di guerra e non una rendita fissa, sa che respirare, bere, mangiare sono una conquista quotidiana e non un’assodata prerogativa, sa che la vita non è un’ovvia elargizione ma una refurtiva recuperata alla falange della morte, la luciferina squadraccia che semina veleno e raccoglie distruzione, il malefico esercito che assolda fabbriche e fabbricatori, amministranti e amministratori, profitti e profittatori. Unirci e allearci per fronteggiare il male era il minimo che noi, abitanti di questa valle, potessimo fare. Affratellarci e riconoscerci simili nello spirito è il massimo a cui noi, figli di questa terra, potevamo aspirare. Via gli sterili campanilismi, al bando gli esasperanti localismi, al diavolo le risibili faide di provincia: da sciatti e distratti co-abitanti, siamo diventati un popolo. Un popolo cosciente e determinato. Cosciente della propria storia e determinato ad impugnare la penna della coscienza per riscriverla, correggere il suo corso, raddrizzare le tante, troppe storture. Riscrivere la storia, ridisegnare il nostro raccontarci dal basso tanto quanto l’altrui raccontarci dall’alto. A partire dal quando e dal dove questa storia si è incrinata, squarciata, abbrutita, inquinata. 23 novembre 1980. Ore 19 e 45. Un rombo, uno strappo. Non dal cielo ma dalla terra, un tuono cupo e capovolto travolge e stravolge il racconto di ogni singolo cristiano. Il violento moto della terra è uno spartiacque universale. Il diluvio di potenza tellurica s’abbatte sulle case di pietra per sradicare dalla terra il corso del destino di chi quelle case le abitava. Niente sarà più come prima. La pioggia di soldi della ricostruzione annacqua le radici. La colata di cemento armato della rifondazione sbiadisce le tradizioni. Dal primario al secondario, scatto di settore economico nella produzione, sembrava un avanzamento, è il progresso, per tale lo spacciava chi comandava e guidava la grande abbuffata di incentivi e risarcimenti. Dal quando al dove, dal minuto e mezzo di terrore dell’ottanta, al successivo sedizioso innesco della bolla industriale, l’artificioso innesto delle aree industriali, spettrali poli produttivi che vennero ad arredare ogni centro urbano, snaturandone prerogative e periferie.

Spianate chilometriche, stese a mo’ di tappeto rosso sotto i piedi di chi fiutava l’affare, intascava i finanziamenti per aprire e, in un lampo, immediatamente chiudere baracca, lasciando i burattini a piangere sui fili spezzati ed il cemento versato. Se avessero spartito tra noi poveri cristi terremotati quella massa immane di soldi pubblici (e quindi, paradossalmente, già nostri), se ci avessero assegnato direttamente, un tot a testa, i miliardi e miliardi di lire stanziati per procurarci un’occupazione nelle fabbriche e restituirci la dignità, ebbene, con ogni probabilità, da queste parti il problema del lavoro non avrebbe avuto modo di esistere, avremmo potuto vivere di rendita, passare le giornate a leggere Platone e trascorrere le notti a cercare la legge morale nel cielo stellato. Ma non è questa la nostra storia: la storia che abbiamo ereditato ci disegna squattrinati, spiantati, emarginati, disorientati dalla lugubre costellazione di capannoni dismessi e fabbriche diroccate, costretti a perpetuare lo stereotipo del terrone che emigra per il pane, prima ancora che per la dignità. È una storia vecchia, è la millenaria narrazione etnocentrica, è il sempiterno racconto del potere. Un rospo indigesto che non va più giù a chi ha scelto di rinunciare finanche al pane pur di far attecchire qui, tra le proprie radici, il seme della dignità. L’amore che plasma l’azzurro e partorisce i principi è il mezzo migliore per propagandare la consapevolezza tutta nuova della propria forza e diffondere la repulsione verso ogni sedimentata, arcaica, storica sottomissione. Chi, se non i bambini, detiene il potere del cambiamento? Dove, se non nella loro caleidoscopica armatura di variopinte idee, rintracciare l’illibata genialità per la più radicale ed assoluta operazione di ripensamento del gioco – finora a perdere – delle forze? Estirpare l’erbacce della sconfitta, divellere la marcescente sterpaglia dell’incessante disfatta meridionale, scovare i rovi del servilismo covato nell’anima di questa terra, piantare in ogni pozza di degrado un progetto di speranza. I bambini sanno come fare. È un loro segreto. È la loro arte, l’arte della rivolta. Simbolica, semantica, spirituale, materiale. D’altro canto, cos’è il grigio, se non il fondo migliore su cui stendere un verde energico e brillante? Che senso ha una ciminiera se non diventa una scala per dare una mano d’azzurro al cielo? E a cosa serve una fabbrica, se non per produrre i colori? Ora che questa terra m’appartiene e mi tiene, ora che tengo ed appartengo ad essa, ora che questa terra è mia quanto tutta la terra intera, ora che posso e devo disporre di essa come meglio credo, è alla divina onniscienza dei bambini che voglio affidare il bisturi della mia, nostra, loro salvezza.

Dopo l'emergenza, che ancora non è finita, e in mezzo alle numerose scosse che interessano quotidianamente le zone terremotate dell'Emilia, c'è bisogno di pensare a come ripartire. Giuseppe Morrone, da Modena, ci parla di come la politica debba rendersi protagonista della rinascita, dando la priorità al lavoro e allo sviluppo, favorendo soprattutto la partecipazione dei cittadini e delle forze sociali diffuse.

 

Terremoto in Emilia Romagna: i compiti della politica tra emergenza e ricostruzione

Il terremoto che ha piegato ma non spezzato l'Emilia Romagna, sta mettendo a dura prova la vitalità di un territorio che, negli anni, ha dimostrato di essere all'avanguardia nella creazione di un ricchissimo tessuto di piccole e medie imprese e per gli elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile. Un tessuto industriale fatto di eccellenze e competenze diffuse e che, adesso, per ripartire ha bisogno delle fondamenta: risorse e spazi fisici, in primo luogo.

L'urgenza consiste, senza dubbio, nel dare un tetto ai cittadini delle zone più colpite dal sisma e da questo punto di vista le iniziative sorte per impegno dei gruppi di cittadinanza attiva - che stanno raccogliendo centinaia e centinaia di disponibilità di abitazioni sfitte o stanze inoccupate e offerte calmierate di camper e roulotte - si sposano alla perfezione con l'intenzione del Presidente della Regione Vasco Errani di puntare sul patrimonio abitativo inutilizzato per contrastare l’emergenza; una scelta giusta perché evita di rispondere ad un dramma con ulteriore consumo di suolo e soluzioni improvvisate, come accadde con le new towns abruzzesi, e permette quindi di dedicare tutte le risorse alla ricostruzione, mentre si restituisce un tetto a chi ne ha un bisogno immediato.

Ma non c'è soltanto questo aspetto.

In prospettiva, le maggiori preoccupazioni riguardano: la necessità di restituire dignità alle persone attraverso un lavoro sicuro, qualificato e stabile; la tutela dei cittadini dai tentativi di sciacallaggio che speculano su condizioni già drammatiche; l’intervento per scongiurare il disfacimento del tessuto produttivo e i rischi di delocalizzazione; una risposta rapida nella risoluzione dei problemi nei settori fondamentali della scuola e della sanità giacché molte strutture pubbliche risultano inagibili o deteriorate; la promozione di politiche industriali e sociali che rilancino, ripensino e finalizzino le produzioni; un rapporto equilibrato tra snellimento delle procedure e reintroduzione della logica del controllo pubblico nella definizione di norme per le costruzioni civili e industriali che siano adeguate al mutamento delle cartine sismiche nei nostri territori; il tornare a dare slancio e freschezza agli spazi ed ai significati della socialità e dell'interculturalità; il recupero possibile del patrimonio culturale ed artistico devastato perché storia, memoria, bellezza e cultura di una comunità non possono essere disperse.

Per mettere in campo le risposte adeguate, però, c'è bisogno di un largo processo partecipativo che affianchi le Istituzioni nelle scelte per convogliare le risorse - che giungono e giungeranno dai livelli nazionali e regionali - verso obiettivi condivisi e definiti; nonché di un'attenzione potenziata rispetto a possibili ed inquietanti presenze della criminalità organizzata nel percorso della ricostruzione. Il contributo delle forze sociali e politiche, dell’associazionismo e dei cittadini può essere decisivo e la scelta del decentramento - con il Presidente della Regione nominato commissario e i sindaci dei Comuni interessati dal sisma nominati vice-commissari - va in questa direzione.

Occorre, in sostanza, legare il progetto complessivo della ricostruzione al coinvolgimento diretto delle comunità interessate, ad esempio attraverso l’adozione della legge regionale 3/2010 sulla partecipazione fra gli strumenti da utilizzare, perché la qualificazione della democrazia come metodo inclusivo di governo è un fattore decisivo di garanzia di qualità della ricostruzione, all’opposto di recenti esperienze che hanno fatto dell’emergenza la condizione di sottrazione alle normali regole e controlli, con le conseguenze che tutti conosciamo.

Avrebbe senso, ancora, porsi la domanda su come impostare, nei contenuti, il percorso della ricostruzione.

Ovvero provare a riflettere, pubblicamente, sul nostro modello di sviluppo economico, ambientale e sociale. Dalla messa in sicurezza del territorio quale prima e indifferibile opera pubblica, al porre in discussione la priorità di certe opere infrastrutturali (si pensi, per i territori interessati, all'autostrada Cispadana); dalla promozione di stili di vita sobri e sostenibili, al come garantire piena ed effettiva sicurezza (fisica ed economica) per le persone che lavorano: perché non sono le esigenze del mercato, bensì la sicurezza a rappresentare la prima misura del lavoro.

 

 

Giuseppe Morrone (1984) è nato e cresciuto a Caggiano (Sa). Nel 2003 si è trasferito a Siena dove si è laureato in Scienze della Comunicazione. Dopo la laurea triennale si è trasferito a Modena e si è specializzato in Storia dei conflitti nel mondo contemporaneo, conseguendo la laurea magistrale nell'aprile del 2012 con una tesi sul nesso saperi-lavoro nel pensiero di Bruno Trentin. Ha scritto per il Corriere di Siena, Liberazione, Micromega e L'Unità.

Il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha approvato nella seduta del 23 marzo una serie di delibere per lo stanziamento di fondi destinati a vari interventi, che contemplano interventi per il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale, interventi infrastrutturali e politiche per il lavoro.

All’interno di questo pacchetto di misure si trova anche una voce per le ricostruzioni post-sismiche del territorio dell’Aquila, per le alluvioni in Liguria del novembre scorso e anche per il completamento della ricostruzione in Campania e Basilicata (terremoto del 1980). Per quest’ultima voce i fondi ammontano a 33,4 milioni di euro; di questo fondo andranno in Campania 23,4 milioni di euro, dei quali 9,7 per l'Irpinia, 6 per il Sannio, 5,8 per il Salernitano, 1,7 per la provincia di Caserta.

Era dal 2008 che non venivano stanziati fondi per il completamento della ricostruzione. Ora il Ministero per le Infrastrutture dovrà ripartire il fondo tra i comuni che ne hanno necessità per le opere da completare.

La delibera del CIPE permetterà, in un periodo di forte criticità per le casse pubbliche e per l’economia, in particolare al Sud, una piccola boccata d’ossigeno.

Gli amministratori dei comuni interessati hanno condotto, negli scorsi anni, una lunga trattativa affinchè il ministero delle Infrastrutture consentisse lo sblocco dei fondi e il completamento della ricostruzione.

LINKS:

http://denaro.it/blog/2012/03/23/autoimprendiorialita-e-occupazione-il-cipe-sblocca-65-milioni-di-euro-2/

http://www.irpinianews.it/Politica/news/?news=100010

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Dalloccupazione-alla-cultura-il-Cipe-da-il-via-libera-allo-stanziamento-dei-fondi_313122223129.html

http://www.salernonotizie.it/

Sabato 24 Marzo 2012 10:05

Il Filo della memoria: cos'è

Un evento traumatico lascia tracce indelebili nella personalità e nell’animo di chi lo ha vissuto. E’ così per le guerre, è stato così per chi è stato coinvolto nell’Olocausto. Anche chi sopravvive a una scossa devastante di terremoto conserva in maniera nitida immagini, impressioni e ricordi di quel momento.

L’Osservatorio permanente sul Doposisma intende aprire una finestra sulla memoria, archiviando e raccogliendo il materiale sparso per la rete, custodito dalle singole persone, da associazioni, comuni e altri enti.

“Il filo della memoria” si dipanerà, per il terremoto di Campania e Basilicata, con una scheda per ogni paese disastrato, e contemplerà poi gli altri terremoti degli ultimi anni (Umbria e Marche, Molise, l’Aquila).

Questa sezione è in continuo divenire, è aperta al contributo di tutti e offre il suo contributo alla costruzione di percorsi collettivi e aperti per la tutela, la conservazione e la trasmissione della memoria delle comunità e dei singoli cittadini, per ognuno degli eventi segnalati e per altri che si proporranno strada facendo.

Lunedì 19 Marzo 2012 09:39

Viaggio in Bielorussia

L’A.V.C.I. (Associazione Veterinaria per la cooperazione internazionale) e l’Associazione Smile – Un sorriso per Chernobyl organizzano un viaggio in Bielorussia dal 19 al 25 marzo 2012.

Infatti, l’esperienza nella Repubblica della Bielorussia è iniziata, per molti di noi, proprio con l’ associazione di solidarietà e volontariato Smile, attraverso la quale abbiamo tutt’ora l’opportunità di ospitare ,per un periodo di un mese all’anno, bambini provenienti dalle zone contaminate dagli isotopi radioattivi a conseguenza del disastro nucleare di Chernobyl ( 26 aprile 1986 ).

La realtà che ci offre la Bielorussia è, per certi versi, un tornare indietro di cinquanta anni : lasciare la capitale Minsk e affrontare i lunghi viaggi verso le destinazioni del nostro viaggio, Vitebsk ( al nord del Paese e al confine con la Russia ), Rechitza e Gomel ( al sud e quasi al confine con l’Ucraina ) vorrà dire inoltrarci in un paesaggio di pianura, fatto di immensi campi intercalati da boschi di conifere e di betulle, attraversato da corsi d’acqua anche imponenti e caratterizzato, specie al nord, dalla presenza di moltii laghi.

Ma è anche immergersi in quella realtà dei Paesi dell’ex URRS che si pensa ormai abbandonata ma che si ritrova, quasi intatta, nei piccoli villaggi, nei Kolktz, negli esercizi commerciali e, sicuramente, nelle persone che vivono in questi luoghi.

La capitale Minsk è, invece, una vera metropoli nella quale ormai è arrivato, ..... purtroppo, anche il traffico. Certamente offre le opportunità di una vera città di grandi dimensioni e non pare vero che basti percorrere 30, 40 chilometri per trovarci in un’altra dimensione.

Il programma di viaggio è veramente pieno perchè prevede molti spostamenti in auto  e una serie di impegni istituzionali raggruppati in pochi giorni.

Lo stesso giorno dell’arrivo ci trasferiremo a Vitebsk e in questa bella città, sede della Accademia di Medicina Veterinaria, ci fermeremo il 20 marzo, ospiti della Facoltà, per presentare la Mostra sulla Disastrologia Veterinaria, curata dal collega Dr. Raffaele Bove.

Sarà nche l’occasione per parlare di futuri progetti di cooperazione che possono essere sviluppati con l’impegno dei professionisti dei due Paesi.

Il 21 marzo ci trasferiremo al sud della Bielorussia, nella Regione di Gomel, e a Rechitza, saremo ospiti della Scuola di Agraria, Veterinaria e Zootecnia - college dell’ Accademia di Vitebsk - e avremo l’opportunutà di incontrare il suo Direttore e i docenti con i quali, da anni, collaboriamo.

Sempre a Rechitza è programmato un incontro con il Vice Presidente della Provincia con lo scopo di aggiornarci circa i progetti che stiamo realizzando ( formazione presso la Scuola di Rechitza ) e per discutere di eventuali altri impegni da affrontare assieme.

Nella città di Gomel, invece, avremo la possibilità di visitare l’Istituto di Radiologia, diretto dal Prof. Viktor Averin ( gìà ospite di S.I.Me,Ve.P.  in Italia negli anni passati ). Da anni collaboriamo con l’Istituto di Radiologia  e, assieme all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, vogliamo ricevere da loro proposte di collaborazione su temi di particolare interesse per la Bielorussia.

Potremo dedicare alcuni momenti anche nella visita del Laboratorio di Analisi Microbioogiche del Servizio Veterinario di Gomel, seguito dall’IZS del P.L.V.

Il giorno seguente, 23 marzo, saremo a Minsk per incontrare in tarda mattinata l’Ambasciatore Italiano in Bielorussia, S.E. Dott. Arnaldo Abete.

Il pomeriggio del 23 e la giornata del 24 marzo potranno essere dedicate alla visita della città di Minsk.

Domenica 18 dicembre 2011 - ore 17.00 fino a 20.00
Auditorium ANCE (prossimita' coop Torrione), Via De Gasperi 60 , L'Aquila

Due eventi in uno: domenica prossima, 18 dicembre, dalle 17, l’auditorium dell’ANCE, in via De Gasperi all’Aquila, ospiterà un incontro/dibattito sul progettoco/A” e una mostra con i lavori che hanno partecipato al concorsoLa satira investe nella ricostruzione”.
L’iniziativa è della Fondazione MIdA (Musei integrati dell’ambiente), dell’Osservatorio permanente sul dopo-sisma, di RENA (Rete per l’eccellenza nazionale) e di Snark Space Making, con la collaborazione di www.laquilaemotion.it e il patrocinio di Comune, Provincia e ANCE dell’Aquila.

"Le tue idee abitano qui (esperimento di intelligenza collettiva)"

“co/A” è il nome di un innovativo progetto attraverso il quale si sta cercando di contribuire alla rinascita sociale ed economica di Auletta, uno dei centri del salernitano duramente colpiti dal terremoto del 1980.

L’iniziativa, coordinata da RENA (http://www.progetto-rena.it/coauletta/), su incarico della Fondazione MIdA, dell’Osservatorio sul Doposisma e del Comune di Auletta, nasce dalla volontà del Comune campano di valorizzare il Parco a ruderi sorto dalla riqualificazione del centro storico - distrutto dal terremoto del 1980 – con la definizione di un modello gestionale più integrato con il territorio e con maggiori opportunità di commercializzazione. RENA è stata chiamata a coordinare il progetto, con la missione di stimolare la generazione di idee per la rinascita della città di Auletta e di diffondere l’informazione presso un vasto pubblico, che si faccia a sua volta promotore della nuova Auletta e del Parco a Ruderi. Con la consulenza tecnica del gruppo SNARK, RENA ha lavorato alla definizione e alla diffusione di un bando di idee innovativo, che ha lo scopo di istruire una procedura concorsuale aperta, per selezionare progetti, modelli di gestione e indicatori di processo per lo sviluppo di Auletta, a partire dagli spazi del centro storico fino alle forme di comunicazione e di messa a sistema dell’offerta locale e territoriale, in un’ottica di sostenibilità a 360. Il processo di trasformazione urbana di Auletta prevede tre fasi: un concorso di idee, i cui risultati confluiranno in un workshop, al termine del quale saranno stabiliti i vincitori. Questi risultati saranno la base di unafase di affinamento per la redazione di un capitolato di appalto per l’assegnazione dei lavori.
Ad illustrare i termini di “ co/A” saranno gli stessi promotori del progetto, i quali, nel corso del successivo dibattito, si confronteranno con gli aquilani, anche per fornire spunti di riflessione e di lavoro sulla ricostruzione materiale ed economico-sociale del capoluogo abruzzese.

Dopo il saluto di Gianni Frattale, presidente dell’ANCE dell’Aquila, sono previsti gli interventi di Antonello Caporale, giornalista di Repubblica e direttore dell’Osservatorio permanente sul dopo-sisma, Francescantonio D’Orilia, presidente della Fondazione MIdA, Mariella Stella di Rena, Massimo Cialente, Sindaco dell’Aquila, Lina Calandra, per Laboratorio CittàUniversità dell’Aquila, Pierangelo Marcati, dell’Università dell’Aquila, che illustrerà il progetto “Smart City”, Gianluigi Scimia, architetto, illustratore e vincitore del concorso “La satira investe nella ricostruzione, Massimo Prosperococco e Piergiorgio Leocata, di L’Aquila e-Motion. Il successivo dibattito sarà moderato dalla giornalista Giusi Fonzi.

e il tuo sorriso abita qui

Contemporaneamente, sempre nei locali della sede dell’ANCE dell’Aquila, saranno esposte alcune delle opere che hanno partecipato al concorsoLa satira investe nella ricostruzione”. L’iniziativa, promossa dall’Osservatorio permanente sul dopo-sisma e dalla Fondazione MIdA, ha inteso mettere a confronto illustratori e vignettisti satirici sul tema della gestione dei fondi stanziati per la ricostruzione dopo gli eventi sismici che hanno colpito l’Italia dal 1980 in poi. Vincitore del concorso è risultato l’aquilano Gianluigi Scimia, il quale sarà presente all’evento di domenica e prenderà parte al dibattito su “co/A”.

scarica la locandina dell'evento (pdf)

Mercoledì 30 Novembre 2011 11:06

co/Auletta: Le tue idee abitano qui


L'idea

co/A è la nuova iniziativa coordinata da RENA, su incarico della Fondazione MIDA e del Comune di Auletta.

Il progetto  nasce dalla volontà del Comune di valorizzare il Parco a ruderi sorto dalla riqualificazione del centro storico -distrutto dal terremoto del 1980 – con la definizione di un modello gestionale più integrato con il territorio e con maggiori opportunità di commercializzazione. RENA è stata chiamata a coordinare il progetto, con la missione di stimolare la generazione di idee per la rinascita della città di Auletta e di diffondere l’informazione presso un vasto pubblico, che si faccia a sua volta promotore della nuova Auletta e del Parco a Ruderi.

Con la consulenza tecnica del gruppo SNARK, RENA ha lavorato alla definizione e diffusione di un bando di idee innovativo, che ha lo scopo di istruire una procedura concorsuale aperta per selezionare progetti, modelli di gestione ed indicatori di processo per lo sviluppo di Auletta, a partire dagli spazi del centro storico fino alle forme di comunicazione e di messa a sistema dell’offerta locale e territoriale, in un’ottica di sostenibilità a 360.

Il processo di trasformazione urbana di Auletta prevede tre fasi: un (1) concorso di idee i cui risultati confluiranno in un (2) workshop, al termine del quale saranno stabiliti i vincitori. Questi risultati saranno la base di una (3) fase di affinamento per la redazione di un capitolato di appalto per l’assegnazione dei lavori.

Il concorso resterà aperto dal 30 novembre 2011 al 30 gennaio 2012 alle ore 23.59, limite ultimo per la presentazione delle proposte.

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E' stato presentato sabato 26 novembre alle 10.00 in una conferenza stampa presso il Palazzo dell’Innovazione e della Conoscenza di Napoli il concorso internazionale di idee con cui il Comune di Auletta (Sa), la Fondazione Mida col suo Osservatorio permanente sul dopo sisma e Rena (Rete per l’eccellenza nazionale) intende disegnare il futuro del “Parco a ruderi” di Auletta. Il Comune di Auletta ha da alcuni anni acquisito a patrimonio dell'Ente l'intero centro storico del paese, abbandonato a seguito del sisma del 1980. Successivamente ha provveduto, con apposito intervento, a metterlo in sicurezza, salvaguardandone le caratteristiche architettoniche e urbanistiche, così come squassate dal terremoto, suturando senza cicatrizzare, qualificando la zona come una sorta di museo della cultura materiale a cielo aperto, un Parco a ruderi.

Con un finanziamento disponibile di €. 2.500.000,00 ora si sta procedendo a destinarne alcune stanze per la ricettività diffusa. Ma gli attori di questo intervento, ora, chiedono sostegno alla comunità scientifica internazionale, per fare di quel sito un modello di sviluppo innovativo. Una maggiore e più efficace soluzione di uso, con definizione del modello gestionale maggiormente efficiente e integrato con il territorio e con maggiori opportunità di commercializzazione, è il tema del concorso internazionale di idee, il cui bando sarà l'oggetto della conferenza stampa, a cui prenderà parte anche il governatore della Campania, Stefano Caldoro.

La Fondazione MIdA, i cui soci promotori sono la Regione Campania, la Provincia di Salerno ed i Comuni di Auletta e Pertosa, ha nel proprio Statuto la gestione del parco a ruderi suddetto. Pertanto ha avuto cura di coinvolgere l'Associazione RENA, per la collaborazione sulla definizione e gestione del bando. Attraverso il bando (http://www.progetto-rena.it/coauletta/), RENA stimolerà la generazione di idee di impatto sostanziale e sostenibile per la rinascita della città di Auletta e diffonderà l’informazione presso un vasto pubblico, che si faccia a sua volta promotore della nuova Auletta e del Parco a Ruderi.

L’obiettivo del Bando di Idee è quello di intercettare idee di sviluppo locale applicate alla realtà del Parco a Ruderi, nuove e fattibili, attivando una procedura democratica di altissimo potenziale che in Italia troppo spesso è caratterizzata da disfunzionalità e utilizzi erronei che ne hanno pregiudicato l’efficacia e compromesso la percezione.

L’idea è di istruire una procedura concorsuale aperta, basata sulla trasparenza e sul principio che quanto più efficacemente un bando è scritto tanto migliori saranno le condizioni con cui i partecipanti potranno rispondere alle richieste. Il bando di concorso, redatto a valle di un processo di analisi e fattibilità complesso, è da considerarsi uno strumento strategico per la trasformazione di un territorio: tanto per la capacità di mettere a fuoco e ricercare risposte su tematiche complesse, tanto per la sua capacità di generare comunità e soluzioni collettive attorno a questi obiettivi.

ll concorso è aperto a progettisti provenienti da tutte le discipline che possano prendere parte a un processo di trasformazione urbana: progettisti, analisti urbani, scienziati sociali, esperti di sostenibilità (sociale, ambientale, economico/finanziaria), gestori di processi, esperti di management, innovatori sociali.

Condizione favorevole per la buona riuscita del concorso sarà la presentazione di proposte interdisciplinari nella forma e nelle soluzioni: gruppi che raccolgano competenze diverse al loro interno sono formazioni ideali per partecipare.

Il valore aggiunto del concorso di idee è sicuramente legato alla sua natura. Si tratta di un Bando “inclusivo” e non “esclusivo”. Le migliori idee pervenute infatti saranno discusse con la popolazione, la giuria ed eventuali stakeholders nazionali e internazionali, nel corso di un workshop di tre giorni che si terrà ad Auletta nel mese di Febbraio 2012. Nel corso del workshop i progettisti potranno effettuare un sopralluogo tecnico ed “emozionale” e verificare la reale fattibilità della proposta o altrimenti rielaborarla alla luce delle riflessioni emerse dai raffronti “locali”.

Inoltre, l’idea di un workshop partecipato è anche quella che si possa innescare un processo di “contaminazione” reciproca tra i gruppi concorrenti e che si possa giungere ad una idea di sintesi collettiva.

www.progetto-rena/coauletta/

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